Nel film “Viaggi di nozze” Carlo Verdone si esibisce in una celebre telefonata nella quale pone all’interlocutore tre domande esistenziali: “Ndo state? Che fate? Nd’annate?
La scena rappresenta bene l’attuale incertezza legata alla riforma della contabilità a base accrual, di cui alla riforma 1.15 del PNRR. Fra gli addetti ai lavori prevale, infatti, un atteggiamento misto di scetticismo, timore e ansia per un progetto di cui si capiscono poco i contenuti, ma ancora meno gli obiettivi.
Riformare il sistema contabile di un ente significa imporre profonde modifiche di tipo organizzativo, manageriale, informatico.
Nulla di tutto questo si intravede in questa riforma, per cui si assiste un po’ straniti al lavoro di produzione dei nuovi principi ITAS, leggendone i contenuti come se riguardassero altri. C’è una distanza siderale fra il gruppo di “esperti” che sovrintende al percorso e la massa amorfa e incondizionata dei “ragionieri” di comuni, province e città metropolitane.
Alcune domande alla Verdone restano al momento senza una risposta chiara:
- l’accrual sostituirà la contabilità finanziaria di tipo autorizzatorio?
- le nuove scritture economico-patrimoniali avranno, come oggi, solo valore conoscitivo o anche precettivo;
- la contabilità accrual sarà, come oggi, derivata da quella finanziaria o costituirà a tutti gli effetti un sistema parallelo;
- chi fine farà l’attuale matrice di correlazione, già degradata da strumento obbligatorio a mera facoltà?
La Commissione Arconet si è già espressa per un’applicazione soft del nuovo sistema, il che però mal si concilia con l’enfasi che a più livelli (e a parere di chi scrive un po’ eccessivamente) si attribuisce alla riforma.
Le stesse software houses al momento stanno alla finestra, perché non ritengono che nel contesto attuale si possano fare investimenti di adeguamento dei gestionali.
Per cui alle domande verdoniane se ne aggiunge una che le riassume tutte: ma davvero qualcuno pensa che si possa introdurre un nuovo sistema contabile all’insaputa di chi dovrebbe poi applicarlo, somministrando un paio di webinar generici e senza l’adeguamento tempestivo dei programmi informatici?
