Anticipazioni Pnrr al 30%: per ottenerle il percorso continua ad essere un ginepraio

In Italia la linea più breve che unisce due punti è sempre l’arabesco. L’ennesima conferma arriva dalla ormai annosa questione delle anticipazioni Pnrr.

Il tema è stranoto: il circuito finanziario delineato dal dm 11/10/2021 ha previsto in generale l’erogazione iniziale di una somma pari al 10% del finanziamento, importo quasi sempre insufficiente a far fronte alle prime spese e segnatamente a coprire l’anticipazione contrattuale che gli affidatari possono chiedere.

Già nella normativa originaria si prevedeva la possibilità di chiedere importi più elevati, ma la si subordinava a circostanze eccezionali e ad un tortuoso iter di richiesta e autorizzazione che di fatto ha reso la previsione lettera morta.

È intervenuta allora la circolare n. 19/2023 della Ragioneria generale dello Stato che ha tentato di rendere più lineare il percorso, ma senza esito.

Si è arrivati quindi al dl 19/2024, che all’art. 11 stabilisce che: “Al fine di consentire la tempestiva attuazione degli interventi del Pnrr (…) e il conseguimento dei relativi obiettivi entro i termini di scadenza previsti, la misura delle anticipazioni iniziali erogabili in favore dei soggetti attuatori è di norma pari al 30 per cento del contributo assegnato, da erogare entro trenta giorni dalla presentazione della richiesta, ferme restando le eventuali maggiori percentuali previste da specifiche disposizioni di legge”.

Ma chi si aspettava una reale semplificazione è rimasto deluso. Basta leggere al riguardo la circolare Rgs 21/2024, che per certi versi è ancora più restrittiva della precedente.

Sia nel caso dei progetti in essere che dei nuovi progetti l’integrazione dell’anticipazione eventualmente già ricevuta non è automatica ma va specificamente richiesta da parte dei soggetti attuatori all’amministrazione titolare della misura. La richiesta “deve essere corredata dall’attestazione dell’effettiva esigenza di liquidità necessaria per assicurare il tempestivo raggiungimento degli obiettivi progettuali”. Il che è assurdo, posto che l’esigenza è quasi sempre in re ipsa e non necessita di particolare motivazione. Del resto, il 10% è stato quasi sempre erogato in automatico, per cui non si capisce perché per l’integrazione debba essere diverso.

Le esigenze saranno valutate dalle amministrazioni titolari della misura sulla base dello stato di avanzamento finanziario dei progetti risultante dal sistema ReGiS. E anche qui c’è da preoccuparsi visto che spesso i ministeri ci mettono mesi a esaminare le istanze e i rendiconti.

Ma soprattutto questo passaggio è incoerente: se parliamo di una anticipazione, la sua erogazione prescinde dall’avanzamento dell’intervento, anzi essa serve proprio per fare avanzare gli interventi fermi per carenza di liquidità (circa il 40% secondo gli ultimi dati della Corte dei conti). Qualora i dati dei progetti risultanti dal sistema ReGiS siano incompleti, incoerenti ovvero non aggiornati, l’amministrazione provvede all’erogazione soltanto a seguito dell’aggiornamento/correzione dei dati sul sistema ReGiS da parte del soggetto attuatore. In caso di esito positivo dell’istruttoria da parte dell’amministrazione titolare di misura, l’erogazione delle risorse deve avvenire entro il termine di trenta giorni decorrenti dalla data della presentazione della richiesta.

Alla luce di quanto finora accaduto permetteteci di essere scettici sul rispetto di questa scadenza. Sarebbe stato decisamente più coerente e semplice disporre all’integrazione in automatico o sulla base di un semplice flag su ReGis.

Ma forse c’è un problema di disponibilità se la circolare sente la necessità di ribadire che il riconoscimento dell’anticipazione nella misura del 30% è subordinato all’esistenza dell’effettiva disponibilità di cassa nell’ambito dei capitoli di bilancio gestiti dall’amministrazione titolare su cui grava la spesa (progetti in essere), ovvero nell’ambito delle contabilità di tesoreria NGEU (nuovi progetti).


Ci permettiamo di essere molto più radicali dell’ottimo Barbero, affermando che sicuramente c’è un generalizzato problema di disponibilità di cassa dell’Erario.

Non dimentichiamo che l’Italia è quel Paese che ha nel proprio ordinamento leggi il cui fine è pagare in ritardo, forte ritardo, il trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici, ricordando altresì che si tratta di “salario differito” del lavoratore, utilizzato, finchè è in servizio, per impieghi di denaro liquido e contante.

I ritardi del Tfs sono imposti per legge al preciso, quanto incostituzionale, scopo di “fare cassa”: si lesina l’assegnazione di quanto spetta di diritto ai dipendenti dello Stato al momento della loro cessazione, per utilizzare i loro soldi come pronta cassa, un cash ATM.

Può, allora, uno Stato con un bilancio sostanzialmente scassato, seppellito dai debiti, eppure intento a prevedere ingenti spese per bonus e superbnonus (a debito) di ogni tipo e ulteriori spese per missioni internazionali degne di Nazioni dalla ben maggiore solidità economica, permettersi davvero di erogare liquidità sonanti alle amministrazioni locali e a qualsiasi altra amministrazione attuatrice del Pnrr?

Ovviamente, la risposta è no. Le norme parlano di “anticipazioni” di liquidità, che pensare di ottenere rendicontando è semplicemente paradossale, ma prevedono così tanti presupposti, condizioni, adempimenti e termini, che nella sostanza l’agire è in senso diametralmente opposto al legiferare.

Del resto, lo Stato, esattamente come gli enti locali, è un pessimo riscossore dei propri crediti. I flussi di liquidità in entrata nelle casse dell’erario sono lenti, farraginosi e lasciano per strada perdite secche immense.

Quindi, un bilancio statale talmente malmesso non può che demandare alle amministrazioni locali il compito di fare sostanzialmente da sè, promettendo anticipazioni che eroga solo col contagocce e con un dispendio di energie sproporzionato rispetto al risultato.

Il bello è che, poi, quello stesso Legislatore autore di norme contenenti specchietti per le allodole, come quelle sulle “anticipazioni” di cassa Pnrr, poi contestualmente emana norme per la valutazione del risultato consistente nel rispetto dei tempo di pagamento. Pretendendo che gli enti paghino cash con quei soldi provenienti da finanziamenti con vincolo di destinazione, che però non sono anticipati. Un vicolo cieco senza fine, dal quale ben difficilmente si verrà mai fuori.

Luigi Oliveri

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