Caos finanziamenti dei servizi sociali e di trasporto alunni disabili

L’articolo di Elena Brunetto e Patrizia Ruffini “Sindaci e commissari alle prese con i cronoprogrammi per servizi sociali, nidi e trasporto alunni disabili”, pubblicato su NT+ evidenzia molto bene tutte le storture dell’attuale meccanismo di gestione delle risorse destinate ai comuni (prima attraverso il fondo di solidarietà e ora attraverso il fondo equità livello servizi…

Data

L’articolo di Elena Brunetto e Patrizia Ruffini “Sindaci e commissari alle prese con i cronoprogrammi per servizi sociali, nidi e trasporto alunni disabili”, pubblicato su NT+ evidenzia molto bene tutte le storture dell’attuale meccanismo di gestione delle risorse destinate ai comuni (prima attraverso il fondo di solidarietà e ora attraverso il fondo equità livello servizi e vincolate alle predette finalità.

È venuto fuori solo adesso, dopo il commissariamento di oltre 4000 enti, che l’utilizzo dei contributi per i trasporti non è limitato agli interventi per disabili motori; al contrario, le istruzioni per la predisposizione dei cronoprogrammi specificano che l’obiettivo è rivolto a tutti i disabili certificati in età scolastica (infanzia, primaria e secondaria di primo grado) residenti o a carico del Comune, con necessità di trasporto scolastico.

Adesso, come si legge nell’articolo, “Gli enti devono quindi individuare il numero di disabili certificati trasportati. Per superare i vincoli imposti dalla normativa sulla privacy, possono utilizzare l’elenco degli alunni iscritti al servizio di trasporto scolastico, trasmetterlo agli istituti scolastici e richiedere a questi ultimi di quantificare il numero di disabili certificati inclusi in tale elenco. In alcuni casi, questa verifica potrà rivelare che, sulla base del servizio di trasporto già offerto, l’obiettivo era stato raggiunto inconsapevolmente dall’ente”.

Ma un sistema del genere ha senso? 

Ha senso che i Comuni debbano singolarmente chiedere alle scuole dei dati protetti da privacy e sforzarsi di trovare il modo di spendere soldi che gli piovono sulla testa per poi trovarsi a scoprire di aver comunque centrato “inconsapevolmente” il target per cui quei soldi erano stati erogati pur senza averli spesi?

Ha senso che, sempre come si legge nell’articolo, durante l’anno di competenza, il raggiungimento dell’obiettivo non richieda l’utilizzo completo delle risorse assegnate, che l’ente può svincolare dimostrando di aver fornito il servizio al numero di utenti prefissato, ma che tuttavia, negli anni successivi, le risorse assegnate ma non utilizzate rimangano soggette al vincolo originario?

Questo meccanismo deve essere radicalmente ripensato coinvolgendo in modo diretto le istituzioni preposte alla programmazione delle politiche di sostengo che il legislatore vuole (giustamente) incentivare. Ma non è pensabile che lo faccia in modo pilatesco distribuendo fondi a pioggia ad enti che, se anche ne fossero in grado, non potrebbero in alcun modo gestirli adeguatamente.

Leggi anche

Articoli correlati selezionati per te

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Accrual, per i piccoli comuni una prospettiva gattopardesca

    L’art. 12 del D.L. 107/2026 prevede modalità semplificate di redazione dello stato patrimoniale per gli enti di piccole dimensioni che finora non hanno tenuto la contabilità civilistica, demandandone la definizione ad un decreto del MEF.  Tale indicazione sembra andare in continuità con il quadro attuale, nel quale, al di sotto dei 5.000 abitanti, non vi…