La campagna istituzionale «Se non è elettronica, non vale», lanciata l’8 maggio dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale insieme al Ministero dell’Interno e al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, pone agli enti locali una scadenza che richiede pianificazione tempestiva e rigorosa. Dal 3 agosto 2026, in attuazione dell’art. 5, comma 2, lett. a) del Regolamento (UE) 2019/1157, le carte d’identità in formato cartaceo cesseranno di essere valide indipendentemente dalla data di scadenza riportata sul documento. La Circolare DAIT n. 76 del 16 dicembre 2025 e la successiva Circolare n. 8/2026 del Ministero dell’Interno – Direzione Centrale per i Servizi Demografici hanno ribadito la perentorietà del termine, invitando i Comuni ad attrezzarsi senza ulteriori indugi. Per gli amministratori, i segretari comunali, i responsabili dei servizi demografici e i DPO degli enti locali, le prossime settimane saranno decisive.
Vorrei provare a sistematizzare, in chiave operativa, gli ambiti su cui ritengo opportuno intervenire prima dell’estate.
Mappatura della platea e stima del fabbisogno. Il primo passaggio è una ricognizione interna, basata sui dati ANPR e sugli archivi anagrafici, del numero effettivo di residenti ancora in possesso di carta d’identità cartacea. Il dato va incrociato con la distribuzione per fascia d’età, con particolare attenzione agli ultrasettantenni: per costoro il decreto-legge “PNRR” del 2026 ha introdotto, con decorrenza dal 30 luglio 2026, la validità illimitata della CIE, con indicazione simbolica di cinquant’anni sul documento. Va considerato che molti cittadini non sostituiranno spontaneamente il documento prima della scadenza naturale: occorre quindi stimare un picco di domanda concentrato tra giugno e luglio, in coincidenza con la stagione estiva e con le richieste di rilascio per finalità di viaggio.
Riorganizzazione degli sportelli e potenziamento dell’agenda. La Conferenza Stato-Città e Autonomie Locali, con l’avviso del 6 febbraio 2026, ha già anticipato la necessità di un’adeguata pianificazione. Tra le misure suggerite e adottate da numerosi enti virtuosi: ampliamento degli orari di apertura, anche nelle giornate di sabato; aperture straordinarie con formula “open day”; potenziamento delle postazioni di acquisizione dati; corsie prioritarie su Agenda CIE per chi deve sostituire il cartaceo; introduzione di slot dedicati a fasce vulnerabili (anziani, persone con disabilità, caregiver). Va inoltre valutata la possibilità di accordi con Comuni limitrofi per gestire eventuali sovraccarichi e di richiedere al Ministero dell’Interno l’attivazione di postazioni mobili in aree disagiate o frazioni periferiche.
Coordinamento con il personale e formazione. Il personale anagrafico va informato puntualmente sui contenuti delle Circolari DAIT, con particolare riguardo alla gestione dei casi eccezionali in cui è ancora consentito il rilascio del cartaceo (residenti all’estero in casi specifici, situazioni di urgenza documentate), alla corretta indicazione della data di scadenza del 3 agosto 2026 sui documenti cartacei eventualmente emessi nel periodo transitorio, alla procedura di sostituzione che non costituisce duplicato e dunque non comporta il pagamento di doppi diritti di segreteria. È opportuno predisporre un documento operativo interno (vademecum) e organizzare brevi sessioni di aggiornamento.
Comunicazione istituzionale ai cittadini. Accanto alla campagna nazionale, ciascun Comune dovrebbe attivare canali di comunicazione capillari: avvisi sul sito istituzionale e sull’app IO, manifesti affissi negli uffici pubblici, comunicazioni su carta intestata inviate ai residenti ultrasessantacinquenni in possesso di documento cartaceo, collaborazione con parrocchie, centri anziani, associazioni di volontariato e farmacie comunali. La comunicazione deve essere chiara su tre punti essenziali: la scadenza è perentoria; la sostituzione è gratuita rispetto agli ordinari diritti; non occorre attendere la scadenza naturale del cartaceo.
Profili di protezione dei dati. Il DPO dell’ente è chiamato a una verifica puntuale di alcuni snodi critici. La CIE incorpora dati biometrici (impronte digitali per gli ultradodicenni e immagine facciale): le procedure di acquisizione, conservazione e trasmissione al Centro Nazionale Servizi Demografici e all’IPZS rientrano nell’ambito applicativo dell’art. 9 del Regolamento (UE) 2016/679, che richiede una base giuridica rafforzata, nel caso di specie individuata nelle disposizioni nazionali in materia di documenti d’identità. È opportuno: aggiornare il registro dei trattamenti ex art. 30 GDPR, includendo o riverificando il trattamento connesso al rilascio CIE; verificare l’adeguatezza dell’informativa ex art. 13 GDPR consegnata al cittadino al momento dell’acquisizione; rivisitare la valutazione d’impatto ex art. 35 GDPR ove non aggiornata; assicurarsi che il personale sia formalmente designato quale soggetto autorizzato al trattamento ex art. 29 GDPR e adeguatamente istruito; verificare le misure di sicurezza fisica e logica delle postazioni di acquisizione, in particolare la protezione dei lettori di impronte e dei terminali di trasmissione. Vanno inoltre valutate le misure di accountability connesse a eventuali code fisiche presso gli sportelli, che possono comportare l’esposizione involontaria di dati personali (chiamate ad alta voce, esposizione di documenti).
Gestione dei casi critici e dei reclami. È prevedibile che alcuni cittadini si presenteranno oltre la scadenza, vedendosi negato l’accesso a servizi essenziali. Il Comune deve essere pronto a gestire situazioni di disagio con procedure di urgenza, eventuali corsie preferenziali post-scadenza per chi dimostri impedimenti documentati e una linea di assistenza dedicata. Va inoltre previsto un canale strutturato di interlocuzione con il DPO per i reclami che dovessero pervenire ai sensi dell’art. 77 GDPR o per le istanze di esercizio dei diritti dell’interessato connesse al trattamento dei dati biometrici.
Profili di sicurezza informatica e NIS2. Per gli enti rientranti nell’ambito di applicazione del decreto legislativo 4 settembre 2024 n. 138 (recepimento NIS2), le procedure connesse al rilascio CIE si inseriscono in un perimetro di sicurezza più ampio che richiede valutazione del rischio, gestione degli incidenti, controllo degli accessi e formazione del personale. La connessione con i sistemi centrali del Ministero dell’Interno deve essere monitorata e tracciata.
Coordinamento con il quadro europeo. Il completamento della transizione alla CIE si inserisce nel più ampio percorso disegnato dal Regolamento (UE) 2024/1183 sull’European Digital Identity Wallet e dalla strategia nazionale dell’IT-Wallet. I Comuni dovrebbero cogliere questa occasione per accompagnare i cittadini non solo nella sostituzione del documento, ma anche nell’attivazione delle credenziali digitali correlate (CIE ID, IT-Wallet su app IO), valorizzando il ruolo dell’ente locale come primo presidio dell’identità digitale.
In sintesi: il 3 agosto 2026 è dietro l’angolo. Gli enti che inizieranno ora la pianificazione potranno gestire il picco con relativa serenità; quelli che attenderanno rischiano di trovarsi a luglio in emergenza, con prevedibili ricadute reputazionali e potenziali contenziosi. È il momento di agire.
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