Continua a crescere la preoccupazione dei Comuni italiani per l’incertezza normativa e finanziaria legata alle componenti perequative TARI (UR1,a e UR2,a), introdotte dalla delibera ARERA n. 386/2023. Una situazione che rischia di ripercuotersi pesantemente sui bilanci degli enti locali, esponendoli a responsabilità erariali e a potenziali contenziosi.
Il tema centrale è di natura costituzionale: l’art. 23 della Costituzione stabilisce che nessuna prestazione patrimoniale possa essere imposta se non in base alla legge. Secondo molti amministratori e tecnici, ARERA avrebbe oltrepassato questo limite, sostituendosi al legislatore nel creare nuovi obblighi finanziari a carico dei Comuni.
La criticità più rilevante riguarda il criterio di determinazione degli importi da versare a CSEA (Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali). ARERA ha infatti chiarito, con un comunicato del 27 gennaio 2025, che i versamenti devono essere commisurati al “bollettato”, cioè agli importi indicati negli avvisi di pagamento TARI emessi, e non alle somme effettivamente riscosse.
Gli effetti sui bilanci comunali
La scelta del criterio sull’accertato 2024 ha colto di sorpresa molti enti, generando immediate conseguenze:
• Anticipazioni di cassa: il rischio di mancato incasso ricade sul Comune, che deve versare somme non ancora entrate in tesoreria, con inevitabili tensioni finanziarie.
• Incremento del Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE): la creazione di residui attivi su importi non riscossi richiede maggiori accantonamenti, con risorse vincolate e indisponibili per i servizi.
• Possibile formazione di debiti fuori bilancio: l’introduzione della componente UR3, collegata al Bonus Sociale Rifiuti, potrebbe richiedere versamenti persino in assenza di addebito e incasso, aggravando ulteriormente la situazione.
• Rischio di sanzioni: gli enti che si sono attenuti al principio del “riscosso” si troverebbero esposti agli interessi moratori previsti dalla stessa delibera ARERA.
Un quadro che mette in seria difficoltà l’equilibrio dei conti e la programmazione delle risorse nei Comuni, soprattutto in quelli con livelli più elevati di inesigibilità. Nessun Comune può essere messo nella condizione di anticipare risorse senza adeguata copertura normativa. Prima di introdurre nuovi obblighi finanziari, occorre verificare compatibilità costituzionale, capacità amministrativa e impatto sui servizi da erogare alle comunità locali.
Dai Comuni una richiesta di regole chiare e sostenibili
A fronte di tale contesto, ASMEL, l’Associazione per la Modernizzazione degli Enti Locali che rappresenta oltre 4.700 Comuni, ha presentato ad ARERA e CSEA un’Istanza di Autotutela per rivedere l’impostazione adottata.
Tra gli obiettivi dell’istanza:
- Applicare il principio del riscosso, con acconti trimestrali stimati e conguaglio a consuntivo sugli incassi reali.
- Introdurre, in alternativa, un coefficiente standard per neutralizzare l’inesigibilità fisiologica.
- Adeguare il calendario dei flussi alle tempistiche effettive della riscossione TARI.
- Prevedere una moratoria sugli interessi per i Comuni che hanno riversato solo quanto incassato.
- Istituire un Tavolo Tecnico congiunto ARERA – CSEA – ASMEL per definire soluzioni condivise.
E’ necessario un intervento correttivo per non lasciare i Comuni soli a gestire una criticità che non hanno generato e che può avere conseguenze pesanti sulla tenuta finanziaria degli enti. E’ dunque necessario un rapido confronto istituzionale che restituisca certezza normativa e operativa agli enti locali chiamati a garantire un servizio essenziale come quello dei rifiuti.
La partita è aperta e gli enti locali attendono risposte rapide: la necessità è evitare che un meccanismo nato per assicurare equità nazionale finisca per compromettere l’equilibrio dei bilanci comunali.
