Nella delibera n. 61/SSRRCO/INPR/2024 sulla programmazione dei controlli per il 2025 le Sezioni Riunite della Corte dei conti analizzano le possibili criticità della manovra 2025 già da noi evidenziate su queste colonne.
Scrivono i giudici contabili: “Per le amministrazioni territoriali, la ridefinizione delle modalità del concorso agli obiettivi di finanza pubblica, che poggerà su due pilastri, il saldo non negativo tra le entrate e le spese di competenza finanziaria del bilancio (comprensivo dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione e del recupero del disavanzo di amministrazione e degli utilizzi del fondo pluriennale vincolato, al netto delle entrate vincolate e accantonate non utilizzate nel corso dell’esercizio) e un contributo aggiuntivo in termini di accantonamento di spesa corrente, se chiarisce il contributo atteso da detti enti, agevolando la programmazione, pone non marginali problemi attuativi che necessiteranno di particolare attenzione. La riqualificazione della spesa corrente a vantaggio di una maggiore spesa per investimenti, resa possibile dalla destinazione riservata alle somme accantonate nel fondo nell’ipotesi di enti in avanzo, è tuttavia correlata alla rimodulazione delle linee di finanziamento operative in tema di investimenti locali. Gli interventi di riduzione dei finanziamenti e l’introduzione del contributo di finanza pubblica destinabile a spesa di investimenti, finisce per affidare prioritariamente agli Enti locali in avanzo il compito di assicurare, anche nel periodo post PNRR, la tenuta del livello di investimenti sul territorio, come noto, parte non trascurabile degli investimenti pubblici. Ciò con il rischio di acuire le divaricazioni nella dotazione di capitale tra aree territoriali, vista la maggiore concentrazione delle situazioni di criticità finanziaria nelle aree del Centro, Sud e Isole e tra le Aree metropolitane maggiori”.
È evidente che il combinato disposto di accantonamenti e tagli ai contributi penalizzerà gli enti con problemi di bilancio, come peraltro sempre accaduto. Ma anche gli enti con i conti in ordine risentiranno del quasi azzeramento dei finanziamenti per gli investimenti.
Con la cancellazione dei finanziamenti erogati secondo il modello spagnolo torna ineludibile la strada della partecipazione a bandi per reperire risorse eterofinanziate, con il riproporsi delle difficoltà per le amministrazioni di minori dimensioni.
