Nel suo articolo “La Csea presenta il conto ai Comuni per le componenti perequative 2024” Stefano Baldoni racconta in modo preciso la nuova puntata di questa assurda vicenda.
In sintesi, ora gli enti che si sono attenuti alle indicazioni di Ifel e Corte conti Liguria si trovano ad affrontare le intimazioni di pagamento relative agli importi accertati (cioè bollettati) ma non incassati. Che fare?
Molti comuni, riferisce Baldoni, hanno contestato le richieste, evidenziando i (numerosi) profili di possibile criticità che esse presentano.
Contabilmente, però la partita rimane delicata: da un lato, infatti, si sono creati dei residui attivi su cui è necessario accantonare il fondo crediti di dubbia esigibilità, dall’altro chi non ha impegnato il delta richiesto da Csea dovrebbe perlomeno valutare un accantonamento prudenziale.
Ancora più complicata la partita contabile per gli enti che nel 2024 non hanno addebitato le componenti, rinviando la partita all’anno successivo e che ora si trovano davanti ad un vero e proprio debito fuori bilancio, almeno nella sostanza posto che nella forma è difficile inquadrare la fattispecie in una di quelle previste dall’art. 194 del Tuel.
Se poi si pensa che lo stesso caos rischia di generarsi anche per la componente destinata al finanziamento del bonus sociale, il quadro è davvero desolante.
Francamente è difficile comprendere perché non si riesca a prevenire certe patologie o, almeno, a curarle in modo efficace. Anche chi scrive ha anticipato su queste colonne che si sarebbe arrivati ad un punto di non ritorno, ma era facile essere buoni profeti.
Più difficile prevedere adesso come si potrà venirne fuori, posto che il 2024 è un anno ormai chiuso e ritoccare i dati di rendiconto è sempre molto delicato.
