L’implementazione della riforma 1.15 del Pnrr relativa alla contabilità accrual potrà avere degli effetti positivi per il comparto degli enti locali se e nella misura in cui riuscirà ad incrementare la trasparenza e la capacità di misurazione del valore pubblico insita nel processo di rendicontazione di bilancio.
Costringere le amministrazioni a presentare il consuntivo in tre modalità, come avverrà nella c.d. fase pilota (o almeno per il 2025, quando il rendiconto dovrà essere approvato in modalità finanziaria, economico-patrimoniale conoscitiva e accrual), invece, porta al risultato esattamente opposto. Analogamente, aggiungere altri indicatori di bilancio a quelli già previsti aumenta, anziché ridurre, la confusione e lo straniamento dei tanto spesso citati stakeholders.
Poiché il percorso dell’accrual è appena partito (male), ci permettiamo di suggerire alcune possibili opzioni, convinti che nessuna di esse sarà nemmeno per sbaglio presa in considerazione.
In primo luogo, eliminare fin da subito la contabilità economico-patrimoniale conoscitiva prevista dal D. Lgs. 118/2011: tutti gli esperti, che ieri ne esaltavano le virtù, oggi la vedono come un pallido surrogato e ne stigmatizzano il carattere derivato dalla finanziaria (elemento che, invece, prima era considerato un punto di forza e che aveva portato a sviluppare la matrice di correlazione, ormai ripudiata malgrado abbia i dubbiamente comportato molti passi avanti rispetto ai tempi del prospetto di conciliazione). Se accrual deve essere che accrual sia fin da subito, senza costringere gli enti a duplicare conto economico e stato patrimoniale e senza l’assurdo di avere due risultati di esercizio (oltre a quello del conto del bilancio) e due patrimoni netti diversi.
Una seconda possibilità, più complessa da tradurre in pratica, sarebbe quella di semplificare la contabilità finanziaria, che in prospettiva dovrebbe via via perdere di importanza. Se non la si può eliminare nel breve-medio periodo, almeno sfrondiamola di ciò che non serve, come l’articolazione dei capitoli del piano esecutivo di gestione spinta fino al V livello (cosa che serve proprio ad alimentare l’obsoleta matrice di correlazione) o il fondo pluriennale vincolato (di cui nessuno riesce a cogliere il valore aggiunto). Volendo, ci si potrebbe spingere fino a prevedere una contabilità finanziaria di sola cassa, almeno nelle realtà di minori dimensioni.
Sarebbe bello che l’accrual non continuasse a crescere come un corpo estraneo sul terreno della contabilità degli enti locali, ma fornisce l’occasione per ripensare all’intero ordinamento. Ma temiamo che non succederà.
