E’ il sistema di finanziamento degli enti locali la vera emergenza, non l’autonomia delle regioni

Più che all’autonomia differenziata si pensi ad eliminare le storture dell’attuale sistema di finanziamento degli enti territoriali. Mentre la politica si sbizzarrisce sull’attuazione dell’art. 116, comma 3, Cost., sembra essere passato di moda il tema del federalismo fiscale, tanto gettonato in passato. Oggi invece l’attenzione è tutta concentrata sull’attribuzione di maggiori competenze alle Regioni, anche…

Data

Più che all’autonomia differenziata si pensi ad eliminare le storture dell’attuale sistema di finanziamento degli enti territoriali.

Mentre la politica si sbizzarrisce sull’attuazione dell’art. 116, comma 3, Cost., sembra essere passato di moda il tema del federalismo fiscale, tanto gettonato in passato.

Oggi invece l’attenzione è tutta concentrata sull’attribuzione di maggiori competenze alle Regioni, anche in assenza di una precisa determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni cui collegare i fabbisogni standard. Questo era il disegno della legge n. 42/2009, oggi quasi del tutto disapplicata e dimenticata.

Così come dimenticate paiono alcune questioni macroscopiche che rendono l’attuale sistema di relazioni finanziarie fra centro e periferia assai barocco. Pensiamo ad esempio al sistema di finanziamento dei comuni, ancora oggi imperniato su un imposta (l’Imu) che ha perso gran parte della propria base imponibile a causa della decisione (unilaterale e dal punto di vista fiscale assurda) dello Stato di detassare le abitazioni principali.

Pertanto, oggi non solo i principali fruitori dei servizi comunali non pagano nulla in cambio, se non attraverso una modesta addizionale all’imposta sui redditi, agli enti erogatori, i quali ricevono a compensazione del minor gettito un trasferimento statale. Il contrario di quello che prevede la Costituzione, secondo cui le amministrazioni periferiche dovrebbero finanziarsi con tributi propri e compartecipazioni, mentre i trasferimenti dovrebbero avere esclusivamente funzioni perequative.

Invece, la perequazione oggi è orizzontale, ossia finanziata dagli stessi comuni che a tal fine si vedono trattenere una quota dell’Imu residua.

A completare il quadro c’è il c.d. Fondo Imu-Tasi, che dal 2014 viene erogato a una minoranza di comuni per ristorare gli enti interessati dalla perdita di gettito conseguente all’introduzione della Tasi in sostituzione dell’Imu.

Un sistema così strutturato non ha alcun senso, oltre ad essere palesemente incostituzionale. E la stessa diagnosi vale per quello delle province e città metropolitane (ancora imperniato su tributi automobilistici con poco presente e ancora meno futuro) e per quello delle stesse Regioni (per le quali bisognerebbe ripensare sia i tributi propri come l’Irap che le compartecipazioni, a partire dall’Iva). Bisognerebbe partire qui, prima di immaginare nuove architetture di riforma.

Leggi anche

Articoli correlati selezionati per te

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Accrual, per i piccoli comuni una prospettiva gattopardesca

    L’art. 12 del D.L. 107/2026 prevede modalità semplificate di redazione dello stato patrimoniale per gli enti di piccole dimensioni che finora non hanno tenuto la contabilità civilistica, demandandone la definizione ad un decreto del MEF.  Tale indicazione sembra andare in continuità con il quadro attuale, nel quale, al di sotto dei 5.000 abitanti, non vi…