Il maxi-emendamento alla manovra 2026 estende fino all’esercizio 2028 la facoltà per gli enti locali di utilizzare senza vincoli di destinazione le risorse derivanti da operazioni di rinegoziazione di mutui e dal riacquisto di titoli obbligazionari emessi.
Il comma 679, interviene sull’articolo 7, comma 2, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, sostituendo le parole: «al 2027» con le seguenti «al 2028».
Il correttivo, inoltre, precisa che sono comprese le operazioni di sospensione della quota capitale di mutui e di altre forme di prestito. Un assist per la Cassa Depositi e Prestiti che, puntualmente, ha aperto una nuova finestra che potrà interessare fino a 115mila mutui, con un debito residuo da 21,7 miliardi in carico a oltre 5.500 enti.
A livello normativo, riteniamo che non dovrebbe servire una deroga per consentire agli enti di attuare una tipica politica di bilancio gestendo in modo attivo il proprio portafoglio di debiti. In questo senso, l’emendamento ha almeno il pregio di rendere stabile ed uniforme la disciplina per l’intero prossimo triennio, evitando (come invece accaduto negli anni passati) uno spezzatino per cui in alcuni anni la deroga era disponibile ed in altri no.
A livello sistemico, tuttavia, sarebbe utile un’analisi più strutturale, considerato che la maggior parte delle operazioni in essere hanno come controparte un soggetto pubblico come Cdp e che in molti casi vi sono mutui anche molto vecchi ancora non interamente “tirati”.
In un simile contesto, sarebbe assai più utile offrire a ciascuna amministrazione la possibilità di effettuare una due diligence puntuale delle proprie posizioni, anziché offrire sempre e solo quella di lavorare di sospensioni di rate.
