Grandi manovre sul fcde

Nella prossima legge di bilancio, almeno stando alle anticipazioni, dovrebbe trovare posto un allentamento dei criteri di determinazione del fondo crediti dubbia esigibilità (fcde). Oggi l’accantonamento è quantificato in base all’andamento delle riscossioni dell’ultimo quinquennio, che può ridursi ad un triennio per gli enti che “hanno formalmente attivato un processo di accelerazione della propria capacità…

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Nella prossima legge di bilancio, almeno stando alle anticipazioni, dovrebbe trovare posto un allentamento dei criteri di determinazione del fondo crediti dubbia esigibilità (fcde).

Oggi l’accantonamento è quantificato in base all’andamento delle riscossioni dell’ultimo quinquennio, che può ridursi ad un triennio per gli enti che “hanno formalmente attivato un processo di accelerazione della propria capacità di riscossione”. Ora, in questi casi, il conteggio potrebbe limitarsi ad abbracciare l’ultimo esercizio, in modo da consentire di “capitalizzare” subito gli effetti delle politiche anti-evasione che oggi, invece, manifestano i loro effetti in termini di incremento della capacità di spesa solo nel medio periodo. Il ragionamento alla base è corretto: se un sindaco decide di avviare una politica virtuosa, oggi spesso ne paga il prezzo in termini di consenso ma non ne non percepisce il dividendo (specie in caso di mancata rielezione).

Non ci si può nascondere, però, che un orizzonte annuale è davvero breve e in molti casi può non rappresentare una reale inversione di tendenza. Per cui il rischio è che si allentino prematuramente i cordoni della borsa, aprendo la strada al ritorno alla prassi ante D. Lgs. 118/2011, quando molti rendiconti si reggevano su residui attivi spesso inesigibili.

In prospettiva, poi, occorre tenere conto dell’impatto della riforma accrual, il cui impianto ad oggi non prevede nessun meccanismo analogo al fcde. Quest’ultimo, infatti, si basa su meccanismi rigidi, tipici di una contabilità finanziaria autorizzatoria, che non trovano cittadinanza nel mondo privato. Qui il rischio di credito è rimesso al prudente apprezzamento di chi redige il bilancio, senza percentuali e soglie minime.

La stessa impostazione, come abbiamo già evidenziato, vale per tutti i fondi rischi, mentre oggi nel settore pubblico prevale una logica più dirigista (si pensi al fondo contenzioso, come letto dalla Corte dei conti). In definitiva, quindi, occorrerà capire quale delle due filosofie prevarrà, con la consapevolezza che dire accrual fa fine e non impegna ma senza alcuni paletti il banco potrebbe saltare. 

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