Ormai i media, sia mainstream che specialistici, quando parlano di Pnrr lo fanno in modo pressoché esclusivo focalizzandosi su un punto: quello dell’avanzamento finanziario degli interventi.
In pratica, si misura quanto si è speso (più della media ma meno di quanto servirebbe per spendere tutto) e quanto si è incassato o si sta per incassare dall’Europa. Prendiamo, ad esempio, l’articolo di Gianni Trovati e Manuela Perrone “Nei borghi il Pnrr corre: stenta solo il 7% degli interventi” pubblicato su Il Sole24Ore. Il tema è interessante perché quella dei c.d. borghi è stata una delle misure più controverse di tutto il piano. Come si capisce bene già dal titolo, la spesa sta correndo anche più del previsto e non era affatto scontato.
Ma il Pnrr non si accontenta che la dotazione finanziaria venga esaurita nei tempi. Come ci è stato spiegato fino alla noia, siamo di fronte ad un piano di performance, che impone milestones e target anche non finanziari. Nel caso dei borghi, il target è di 1300 Interventi di valorizzazione di siti culturali o turistici conclusi. Ma non solo: ciascun intervento deve rispettare precise caratteristiche strutturali e funzionali che saranno oggetto di successive verifiche. Ma più in generale sarebbe interessante capire se gli oltre 700 milioni assegnati alla misura (fra linea A e linea B) effettivamente miglioreranno l’attrattività dei borghi.
E qui il discorso si fa più complesso e richiederebbe un’analisi ben più approfondita di quelle basate su un contatore di uscite. Eppure è un tema ormai scomparso, se mai è stato effettivamente trattato in modo consapevole.
Le stesse rimodulazioni del Pnrr, già approvate o in corso di predisposizione, sono state tutte tarate sempre e solo sulla capacità di tiraggio degli interventi, sia in termini assoluti (quante risorse) che relativi (quanto risorse in quali tempi).
È un caso macroscopico di eterogenesi dei fini di un piano che somiglia sempre di più ad un programma TV di qualche anno fa: si chiamava “Il Milionario” ed i concorrenti dovevano spendere quanto più possibile a negozi chiusi, in un tempo dato e in una città diversa dalla loro.
Alla fine si portavano a casa solo quello che erano riusciti a farsi consegnare, spesso oggetti di poca o nessuna utilità acquistati solo per non perdere i soldi.
