L’articolo de Il Sole 24Ore “Pnrr: i rimborsi agli enti si perdono tra doppi portali e rendiconti lenti” a firma di Gianni Trovati conferma quanto da noi più vote evidenziato in questo spazio: malgrado i tanti decreti, circolari, linee guida, referti, task forces ecc i soggetti attuatori continuano a non ricevere dalle Amministrazioni centrali quanto loro dovuto nei tempi previsti, che dovrebbero essere non superiori a 30 giorni.
Questo, almeno secondo quanto previsto dal D.M. 6/12/2024 in attuazione dell’art. 18-quinquies del D.L. 113/2024, norma imperativa solo sulla carta perché ampiamente violata e anzi ignorata da tutti i Ministeri.
E forse ci vorrebbero altri casi come quello del Comune di Marzabotto, portato sotto i riflettori dalla Corte dei conti emiliana perché trascinato verso il baratro dai ritardi del Ministero dell’Interno, che poi arriva a chiederne il pre-dissesto.
Situazioni al limite del paradosso, ma più diffuse di quanto si pensi, che tuttavia continuano ad essere ignorate dalle burocrazie centrali, le cui scelte dimostrano talora il quasi totale disinteresse per le difficoltà gestionali delle periferie.
Come nel caso, da noi riportato e ripreso da Trovati, dell’incomprensibile scelta del Ministero dell’Istruzione (e del merito) di duplicare i portali per il monitoraggio, affiancando Futura a Regis.
Come se sempre la Corte dei conti non avesse evidenziato che Regis presenta già da solo una “estrema complessità di utilizzo (…) che rende molto laboriosa la consultazione dei dati, spesso contenuti all’interno di maschere con una nomenclatura non sempre intuibile”. Se è difficile leggere i dati, pensate caricarli su due applicativi diversi.
Se il Pnrr doveva cambiare l’Italia possiamo dire che, almeno sul versante dell’efficienza della pubblica amministrazione e della collaborazione interistituzionale, ha già fallito.
