La Corte dei conti evidenzia indirettamente: la contabilità armonizzata è un caos

Sul quotidiano enti locali del 24 febbraio scorso Elena Brunetto e Patrizia Ruffini riportano alcuni dati desumibili dalla relazione sull’attività della Corte dei conti, presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Da essa si evince come il 97 per cento dei controlli contabili esercitati su 1550 comuni e 14 enti provinciali abbiano rilevato irregolarità contabili o…

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Sul quotidiano enti locali del 24 febbraio scorso Elena Brunetto e Patrizia Ruffini riportano alcuni dati desumibili dalla relazione sull’attività della Corte dei conti, presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Da essa si evince come il 97 per cento dei controlli contabili esercitati su 1550 comuni e 14 enti provinciali abbiano rilevato irregolarità contabili o finanziarie attribuibili, in larga parte, a un’applicazione ancora non corretta della contabilità armonizzata. Solo poco più del 3 per cento delle verifiche, invece, si sono chiuse con dichiarazioni di sostanziale regolarità delle gestioni finanziarie (esclusivamente per comuni). 

Il quadro che ne esce è quindi drammatico; ma richiederebbe, più che un approccio punitivo, un’analisi lucida su quanti e quali degli istituti e degli adempimenti previsti dal D. Lgs. 118/2011 e dalle norme ad esso collegate e collaterali abbiano effettivamente un senso, specie se applicati ad amministrazioni di piccole o piccolissime.

Si pensi, ad esempio, al fondo pluriennale vincolato o ad alcuni vincoli come quelli impropriamente imposti alle risorse erogate durante l’emergenza Covid, con conseguente diluvio di indicazioni lunari su come procedere alla relativa certificazione e alla conseguente determinazione del risultato di amministrazione.

O si pensi ancora all’irrisolvibile questione della parificazione debiti-crediti con la partecipate, che pone gli enti di minori dimensioni in enorme difficoltà nel relazionarsi con società che spesso sono decine di volte più grandi di loro e nella migliore delle ipotesi non forniscono le informazioni richieste.

O ancora alla contabilità economico-patrimoniale, che sembra nata al solo scopo di creare inciampi a chi è tenuto ad applicare prioritariamente la contabilità pubblica autorizzatoria.

Senza dimenticare il bilancio consolidato, un mostro giuridico-contabile privo di qualsiasi significato perché impone di creare gruppi fittizi che non hanno alcun contatto con la realtà.  

Ecco, riteniamo che la fotografia della Corte dei conti sia e debba essere un punto di partenza per ripensare l’ordinamento contabile e non l’ennesima occasione per colpevolizzare chi, con fatica crescente, opera nelle amministrazioni locali.

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