“Grazie all’assegnazione straordinaria di cassa disposta dal ministro Salvini il 25 giugno scorso, gli Uffici del Ministero (delle infrastrutture e dei trasporti ndr), in poco più di quindici giorni, hanno provveduto al pagamento delle ultime istanze relative alla II finestra 2024 del “Fondo prosecuzione opere pubbliche” per un importo complessivo di più di 400 milioni di euro (432.296.429,29 euro per la precisione)”.
L’annuncio (arrivato nei giorni scorsi) è quello delle grandi occasioni. Eppure non pare esserci molto da festeggiare se a luglio 2025 le stazioni appaltanti hanno ricevuto i fondi per il caro materiali del periodo aprile-giugno 2024. In pratica, c’è voluto più di un anno per ricevere quei soldi e poterli finalmente girare alle imprese appaltatrici.
Eppure il Mit esulta evidenziando l’enorme lavoro fatto in appena quindici giorni dalla variazione interna di cassa. Come avrebbe detto Einstein, tutto è relativo, soprattutto il concetto di velocità applicati ai trasferimenti dai Ministeri (e da qualche Regione).
Per puro dovere di cronaca, ricordo che resta ancora da pagare tutto il secondo semestre dello scorso anno, mentre sul 2025 pesa l’incognita dei finanziamenti disponibili. Infatti, l’ultima manovra – oltre a confermare che l’accesso al fondo può essere fatto solo in via residuale dopo aver utilizzato il 50% dell’accantonamento per imprevisti presente sul quadro economico dell’opera, le eventuali ulteriori somme a disposizione della medesima stazione appaltante e stanziate annualmente relativamente allo stesso intervento, le somme derivanti da ribassi d’asta, le somme disponibili relative ad altri interventi ultimati di competenza della medesima stazione appaltante e per i quali siano stati eseguiti i relativi collaudi o emessi i certificati di regolare esecuzione – ha aggiunto all’elenco anche le somme derivanti da eventuali rimodulazioni del quadro economico degli interventi nonché della programmazione triennale ovvero dell’elenco annuale. Insomma, sarà bene che gli enti si cerchino i soli fra le pieghe del proprio bilancio.
