La scoperta del patrimonio

Una dei benefici della riforma accrual sembra essere quello di avere reso tutti edotti del fatto che le pubbliche amministrazioni detengano un patrimonio ingente. Prima il tema sembrava non interessare quasi a nessuno, salvo qualche sporadica eccezione (come l’ex ministro dell’economia Tremonti, che ha sempre sostenuto che proprio il nostro elevato patrimonio, pubblico e privato,…

Data

Una dei benefici della riforma accrual sembra essere quello di avere reso tutti edotti del fatto che le pubbliche amministrazioni detengano un patrimonio ingente.

Prima il tema sembrava non interessare quasi a nessuno, salvo qualche sporadica eccezione (come l’ex ministro dell’economia Tremonti, che ha sempre sostenuto che proprio il nostro elevato patrimonio, pubblico e privato, rende meno insostenibile l’enorme debito pubblico che grava sul Paese).

Eppure gli strumenti per la corretta rilevazione e valorizzazione dei beni patrimoniali esistevano già prima di accrual. Basta scorrere, ad esempio, l’allegato 4/3 al D. Lgs. 118/2011 per leggere che la contabilità economico-patrimoniale ha, fra l’altro, lo scopo di “consentire la predisposizione dello Stato Patrimoniale (e rilevare, in particolare, le variazioni del patrimonio dell’ente che costituiscono un indicatore dei risultati della gestione)”.

In effetti, la corretta applicazione delle relative regole avrebbe certamente reso meno “rivoluzionaria” l’applicazione di accrual. Invece, si è andati in senso diametralmente opposto, ad esempio esonerando da quasi tutti gli obblighi gli enti di minore dimensione demografica (che ancora non sanno se e come dovranno applicare il nuovo sistema).

Ora invece tutto è cambiato ed a leggere certi commenti si percepisce un entusiasmo simile a quello che deve avere contagiato geografi e cartografi dopo che Colombo fu sbarcato a S. Salvador ed ebbe realizzato di non trovarsi in India.

In uno dei tanti articoli firmati da Patrizia Ruffini e Andrea Biekar su IlSole24Ore si legge ad esempio che: “Per i comuni e gli enti locali, l’adozione del set minimo di attributi rappresenta un passaggio obbligato per la costruzione del bilancio di apertura accrual. Non è un mero adempimento formale, ma una scelta strategica che incide sulla capacità dell’ente di rappresentare il proprio patrimonio in modo veritiero, trasparente e confrontabile. Un inventario ben strutturato consente di ridurre il rischio di omissioni, semplificare le attività di rilevazione e migliorare la qualità dell’informazione contabile”. Più pragmaticamente, Giuseppe Fontana e Simone Simeone, sulle medesime colonne, rilevano che “Questo approccio non chiede di “mettere a posto i conti” ma di riconoscere, consolidare e gestire il patrimonio che sostiene i servizi: valorizzare le immobilizzazioni secondo il Quadro concettuale accrual e qualificarle correttamente come attività significa fornire al decisore informazioni utili, comparabili e trasparenti per decidere dove investire, cosa mantenere o dismettere e cosa/come finanziare. La piena valorizzazione dei cespiti patrimoniali deve tradursi in valori economici effettivi capaci di generare nuovi servizi alla collettività e di accrescere il patrimonio dell’ente lungo l’intero ciclo di vita dei beni. Ciò implica scegliere strumenti gestionali in grado di attivare e misurare tali benefici – ad esempio, partenariati pubblico-privati ben strutturati (concessioni, project financing, contratti di rendimento energetico), che condividano rischi e performance, trasformino costi di manutenzione in risultati misurabili e valorizzino asset sottoutilizzati”. In questa logica, i nuovi strumenti “non servono solo alla riforma accrual: sono una strategia di ricognizione e utilizzo consapevole dei beni orientata ad accrescere la qualità dei servizi offerti alla comunità. Mappare, qualificare e valorizzare i cespiti consente di capire quali asset sostengono davvero le politiche pubbliche, dove esistono margini di riuso o riconversione, come programmare manutenzioni e investimenti lungo il ciclo di vita, e con quali modalità (gestione diretta, partenariato pubblico-privato, contratti di performance, usi temporanei) ottenere più risultati con le stesse risorse. Legare ogni bene a obiettivi di servizio (livelli attesi, indicatori di impatto, costi e benefici) significa trasformare il patrimonio da costo “muto” a piattaforma di erogazione: scuole più sicure ed efficienti, spazi culturali e sportivi più fruibili, reti e infrastrutture più affidabili. È così che la conoscenza patrimoniale diventa leva di programmazione, trasparenza e miglioramento continuo, a prescindere dagli adempimenti contabili, rimettendo i beni al servizio delle persone”.

Chi scrive non può che condividere questa analisi, ma si pone un piccolo dubbio: Siamo certi che per arrivare ai risultati attesi sia davvero indispensabile modificare completamente l’impianto contabile? Davvero, tanto per citare un caso concreto, ci interessa ed è necessario conoscere il valore esatto del Colosseo (calcolato secondo la corretta metodologia dottamente illustrata dalle note del Servizio studi del Mef) per orientare le attività di programmazione e valorizzazione?

Probabilmente no. Gli enti del servizio sanitario nazionale sono da decenni in economico-patrimoniale e questo non pare abbia contribuito a migliorare sensibilmente la gestione degli immobili che ospitano ospedali e case di cura.

Purtroppo, il sistema contabile è un mero strumento di rappresentazione della realtà, non di modifica della medesima. E stimare in modo corretto il valore di un immobile non equivale a disporre delle risorse per riqualificarlo o manutenerlo correttamente.

Senza questa consapevolezza (che manca del tutto nel momento in cui si prevede che una riforma contabile di questa portata possa essere attuata a costo 0), rischiamo di svegliarci fra qualche anno tutti sudati senza avere realizzato alcun reale cambiamento. 


Aggiungeremmo che stravolgere le regole giuridiche sul patrimonio, considerando tale anche un bene non di proprietà, ma “controllato” dall’ente appare una sciocchezza sesquipedale.

L.O.

Leggi anche

Articoli correlati selezionati per te

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Accrual, per i piccoli comuni una prospettiva gattopardesca

    L’art. 12 del D.L. 107/2026 prevede modalità semplificate di redazione dello stato patrimoniale per gli enti di piccole dimensioni che finora non hanno tenuto la contabilità civilistica, demandandone la definizione ad un decreto del MEF.  Tale indicazione sembra andare in continuità con il quadro attuale, nel quale, al di sotto dei 5.000 abitanti, non vi…