La sindrome del 31/12 (articolo semi-serio)

In tutti gli enti territoriali, senza distinzione di casta, la fine dell’anno si caratterizza per la diffusione di un virus amministrativo il cui sintomo principale è un persistente stato di ansia che spinge gli operatori ad accelerare compulsivamente la produzione di provvedimenti amministrativi per non “perdere i soldi”. Questa sindrome millenarista, che potremmo definire “del…

Data

In tutti gli enti territoriali, senza distinzione di casta, la fine dell’anno si caratterizza per la diffusione di un virus amministrativo il cui sintomo principale è un persistente stato di ansia che spinge gli operatori ad accelerare compulsivamente la produzione di provvedimenti amministrativi per non “perdere i soldi”.

Questa sindrome millenarista, che potremmo definire “del 31/12”, ha varie cause, che le continue somministrazioni di riforme non sembrano avere minimamente scalfito.

La prima è l’incapacità degli stessi enti di programmare: malgrado la previsione di un documento  unico di programmazione (da approvare rigorosamente in una seduta diversa da quella del preventivo, a pena di scomunica), l’introduzione di un bilancio unico triennale a scorrimento (oltre di un piano esecutivo di gestione) e l’ulteriore previsione di un piano di organizzazione e attività l’orizzonte temporale di riferimento continua ad essere nel migliore dei casi rigorosamente annuale.

Per cui, quello che succede dopo il 31/12 riguarda un futuro incognito e misterioso, su cui non si hanno certezze ma solo dubbi. 

Ad accentuare questo fattore endogeno concorrono una serie di fattori esogeni, primo fra tutti il mantra dell’esigibilità e il collegato principio della competenza finanziaria potenziata.

Introdotti per nobili finalità (evitare la conservazione di residui attivi e passivi farlocchi e stagionati), questi due istituti vengono di più applicati oggi con una furia savonaroliana.

Impegnare una spesa corrente a dicembre richiede una motivazione impeccabile per dimostrare l’indimostrabile, ossia che la scadenza dell’obbligazione si verificherà entro il 31/12 o in mancanza l’intero procedimento amministrativo verrà vanificato e le risorse confluiranno fra le economie.

In molti casi, ciò non fa una grinza (in altri sì, specie quando la prestazione si svolge effettivamente a cavallo fra i due esercizi), ma certamente altrettanto spesso rappresenta un aggravamento procedimenatale, che costringe i malcapitati a pericolose acrobazie per invocare il c.d. “fatto sopravvenuto”.

Ci sarebbe da interrogarsi se non sia il caso di inoculare un po’ più di flessibilità nei principi contabili, ad esempio prevedendo che si possa conservare il residuo anche per le attività svolte (e non solo, come oggi, fatturate) entro i primi due mesi dell’anno.

Per gli investimenti, il legislatore ha da tempo realizzato la necessità di rendere meno a compartimenti stagni la gestione e si è inventato una serie di deroghe consentendo di fatto di considerare impegnate spese non (ancora) esigibili. Anche se poi, forse senza accorgersene, con il recente codice dei contratti ha ristretto l’ambito di applicazione di queste eccezioni, circoscrivendole ad appena il 10% dei casi (le procedure sopra soglia), con un effetto che rischia di ingessare la maggior parte degli enti. 

Un altro fattore esogeno da considerare riguarda le scadenze per le rendicontazioni previste dagli enti che erogano finanziamenti: anche in tal caso, la scadenza è spesso il 31/12 con i già descritti effetti ansiogeni e anche in questo caso con una sintomatologia di tipo contabile.

Cosa succede se un ente ha speso le risorse assegnategli entro il 31/12 ma non le ha ancora rendicontate o la rendicontazione non è stata approvata? Anche qui la risposta è degna di Savonarola: la spesa è ovviamente esigibile, ma l’entrata no, deve essere reimputata e l’ente deve trovare altre coperture.

Un meccanismo chiaramente irrazionale e saggiamente derogato per il Pnrr. Per questo, a fine anno scatta la corsa pazza a rendicontare, anticipando finanche i versamenti di Iva e oneri fiscali e previdenziali per evitare lo spauracchio del definanziamento.

Poi per fortuna il 31/12 passa e si realizza che il mondo è rimasto più o meno lo stesso di prima.

Leggi anche

Articoli correlati selezionati per te

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Accrual, per i piccoli comuni una prospettiva gattopardesca

    L’art. 12 del D.L. 107/2026 prevede modalità semplificate di redazione dello stato patrimoniale per gli enti di piccole dimensioni che finora non hanno tenuto la contabilità civilistica, demandandone la definizione ad un decreto del MEF.  Tale indicazione sembra andare in continuità con il quadro attuale, nel quale, al di sotto dei 5.000 abitanti, non vi…