Come diceva Antonio Lubrano, la domanda (posta nel titolo) nasce spontanea a fronte di una riforma, la 1.15 del Pnrr, che si propone di attribuire alla contabilità economico-patrimoniale il compito di assolvere alle finalità di rendicontazione oggi assolta soprattutto dalla contabilità finanziaria.
In questo contesto, come abbiamo più volte sottolineato, la finanziaria non potrà non essere interessata da un significativo processo di semplificazione.
Vi sono diversi aspetti dell’attuale ordinamento che, in prospettiva accrual, sarebbero da rivedere e sfrondare.
Proviamo a farne un breve elenco (5 punti), senza pretesa di esaustività.
- Abolire o semplificare il Dup
È patrimonio condiviso dai più che il documento unico di programmazione abbia un’utilità inversamente proporzionale al numero di pagine che lo compongono. Per cui, se proprio non lo si volesse abolire, si dovrebbe almeno eliminare le parti più ridondanti.
In primis, quella sezione strategica che rappresenta un inutile doppio delle linee di mandato e/o una sorta di libro dei sogni costruito con il copia incolla.
Discorso non diverso vale per la sezione operativa, che duplica inutilmente il bilancio di previsione, come sagacemente evidenziato da Francesco Bruno su Il Sole 24Ore. Tale sezione può anche essere mantenuta, a condizione che venga però semplificato il preventivo. In questa prospettiva, il Dup potrebbe essere strutturato per missioni e programmi, mentre il bilancio andrebbe a coincidere con il Peg. Il modello ideale sarebbe quello di un Dup semplificato ma integrato per incorporare almeno la programmazione dettagliata delle opere pubbliche e delle forniture.
Andrebbe anche eliminato ogni riferimento alla programmazione del fabbisogno del personale, ormai collocata nel Piao con una duplicazione mai superata malgrado le acrobazie di Arconet. Il modello dovrebbe essere unico, eliminando l’assurdità dei tre attuali (ordinario, semplificato e super semplificato).
Infine, come già sottolineato, il Dup, se mantenuto, andrebbe inserito a pieno titolo nella sessione di bilancio, come accadeva per la vecchia Relazione previsionale e programmatica che nulla aveva da invidiare rispetto al suo successore.
- Semplificare il bilancio
Come già detto e come, nuovamente, osservato in modo puntuale da Francesco Bruno su Il Sole 24Ore la lettura del preventivo per missioni e programmi non soddisfa nessuno degli strakeholders, che infatti, per capirci qualcosa, chiedono il peg, ossia il dettaglio per capitoli.
Rispetto a Bruno ci spingiamo almeno a sognare che il peg diventi il bilancio (o viceversa), e non un mero allegato, lasciando al Dup (che difficilmente verrà abolito come invece da noi auspicato) il compito di fornire una lettura più “alta” delle politiche dell’ente.
Andrebbe anche superata l’articolazione del piano dei conti su 5 livelli, che fa proliferare capitoli e quindi variazioni e che nasceva con lo scopo dichiarato di alimentare gli automatismi dell’economico-patrimoniale, mentre con accrual le scritture in partita doppia dovranno essere native.
Un bilancio per capitoli, infine, non richiederebbe una mappa per districarsi in decine di tipologie di variazioni e competenze.
- Superare la competenza finanziaria potenziata
Il mantra del D.Lgs. 118/2011 dovrebbe essere depotenziato (perdonate il gioco di parole) o addirittura abbandonato. Se il nuovo mantra sarà comunque la competenza economica, che senso ha mantenerne una giuridica?
Del resto, se l’obiettivo del potenziamento della competenza era di schiacciarla sulla cassa forse varrebbe la pena riflettere sull’introduzione di un bilancio finanziario di sola cassa, superando anche la duplicazione fra preventivo e piano dei flussi.
Cancellare la competenza avrebbe anche il vantaggio di eliminare istituti bizantini come il fondo pluriennale vincolato, di cui nessuno ha mai colto l’utilità, e di riportare i fondi accantonati alla loro naturale funzione. Il bilancio di cassa consentirebbe di stemperare alcuni cortocircuiti dell’attuale bilancio, che spesso consente di spendere i fondi che non si hanno.
- Un solo tipo di contabilità economico-patrimoniale
Chiusa la fase pilota, occorre eliminare immediatamente (già dal 2026) la paradossale duplicazione di conto economico e stato patrimoniale.
Tenere tre diversi tipi di contabilità (anzi, quattro considerando il piano dei flussi di cassa) è troppo anche per il nostro complicato Paese.
- Limitare il bilancio consolidato ai grandi enti.
Come più volte già evidenziato, chi scrive è fermamente convinto che il bilancio consolidato, per come attualmente configurato, sia del tutto inutile.
In molti casi, esso è la rappresentazione di un gruppo che non esiste e il cui capo spesso non ha alcuna influenza sulle relative componenti (si pensi al comune titolare di una quota minima di partecipazione in una società a controllo congiunto).
L’obbligo di consolidamento andrebbe circoscritto a quei casi in cui l’ente è effettivamente capo gruppo, ossia dispone di una reale influenza dominante su un altro soggetto.
