Libere le economie del Pnrr digitale

Come si possono usare i “risparmi” sui fondi Pnrr destinati al digitale? Il dubbio continua a serpeggiare fra gli enti locali, del tutto incomprensibilmente, visto che il quadro, normativo e interpretativo, pare molto chiaro. Le relative misure seguono infatti una logica diversa da quella sottesa agli altri interventi del Piano. In particolare, per esse si…

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Come si possono usare i “risparmi” sui fondi Pnrr destinati al digitale? Il dubbio continua a serpeggiare fra gli enti locali, del tutto incomprensibilmente, visto che il quadro, normativo e interpretativo, pare molto chiaro.

Le relative misure seguono infatti una logica diversa da quella sottesa agli altri interventi del Piano. In particolare, per esse si applica il sistema “lump sum”, ossia una modalità di rendicontazione forfetaria e semplificata che culmina nell’asseverazione del raggiungimento degli obiettivi.

A seguito di tale passaggio, si concretizza l’esigibilità dell’entrata e viene disposta la relativa erogazione al soggetto attuatore. In molti casi, le somme percepite sono superiori alla spesa effettiva, per cui si generano, appunto, delle disponibilità pari proprio alla differenza positiva tra l’importo del contributo Pnrr ricevuto e gli importi spesi dal soggetto attuatore per realizzare il progetto.

È sempre stato chiaro, almeno a chi scrive, che si tratta di fondi non soggetti a vincoli specifici, ma solo al rispetto delle ordinarie regole contabili.

Anche la recente Direttiva del Dipartimento per la transizione digitale del 23 gennaio scorso, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 75 del 31 marzo, ha confermato, nel caso ve ne fosse il bisogno. il principio della perdita del vincolo di destinazione delle risorse erogate in seguito alla conclusione delle attività e alla positiva asseverazione formale e sostanziale da parte del Dipartimento, pur fornendo alcune indicazioni per orientare al meglio l’utilizzo dei residui, preferibilmente orientandoli allo stesso ambito di attività. Ma appunto non vi sono obblighi in tal senso.

Eppure molti enti continuano a nutrire perplessità ed a porsi domande inutili come quella riportata nell’incipit. Ovviamente, trattandosi di risorse straordinarie, sarebbe errato destinarle a pagare stipendi o bollette, ma al netto di questo non si capisce tanta ritrosia.

Spesso, la tradizione centralista del nostro Paese si manifesta nella necessità di definire tutto dall’alto, ma a volte anche nel bisogno uguale e contrario di chi si trova in basso di essere sempre comandato a bacchetta. 

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