Nuovo Patto europeo di stabilità: nuova stretta ai bilanci degli enti locali?

La riforma del Patto europeo di stabilità e crescita allarma gli enti locali. Il tema è stato trattato dalla Commissione Arconet nella seduta del 6 marzo scorso, nella quale i tecnici del Mef hanno illustrato la sostenibilità del quadro di finanza pubblica sulla base sia dei dati di consuntivo che dei dati previsionali. Attualmente, infatti,…

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La riforma del Patto europeo di stabilità e crescita allarma gli enti locali. Il tema è stato trattato dalla Commissione Arconet nella seduta del 6 marzo scorso, nella quale i tecnici del Mef hanno illustrato la sostenibilità del quadro di finanza pubblica sulla base sia dei dati di consuntivo che dei dati previsionali.

Attualmente, infatti, i vincoli di finanza pubblica fissati dalla L. 243/20212 in attuazione dell’art. 81 Cost. funzionano in modo soft e sono verificati solo centralmente e a livello di comparti (non di singolo ente).

Dalla riscrittura delle regole comunitarie in corso, però, arriverà una nuova stretta sugli obiettivi nazionali di deficit e debito, che negli ultimi anni, complice anche la pandemia, sono stati decisamente allentati rispetto allo scorso decennio.

Quel periodo storico fu caratterizzato per anni dalla stretta feroce del Patto di stabilità interno, introdotto per recepire a livello domestico i vincoli sovranazionali e garantire il “concorso” di regioni ed enti locali al risanamento dei conti e poi abbattuto a colpi di sentenze dalla Consulta.

Figlia di quell’epoca è anche la riforma di cui alla legge costituzionale 1/2012, nota come costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, cui è seguita nello stesso anno la L. 243 che disciplina, agli artt. 9 e 10, una serie di meccanismi volti ad incanalare su binari di sostenibilità le gestioni finanziarie delle amministrazioni territoriali.

La L. 243/2012 è tuttora vigente, anche se di fatto viene applicata rendendo vincolanti gli equilibri da essa previsti (segnatamente il saldo tra il complesso delle entrate e il complesso delle spese, ivi inclusi avanzi di amministrazione, debito e fondo pluriennale vincolato) solo in forma aggregata.

Come detto, la relativa verifica. a livello di comparto è svolta, sia ex ante che ex post, dalla Ragioneria generale dello Stato, che in caso di scostamenti provvede a segnalare alla regione interessata, in via preventiva, il pericolo al fine di favorire così il riallineamento delle previsioni di bilancio dei singoli enti. Tale eventualità al momento non si è ancora verificata, ma il nuovo contesto potrebbe rendere tali scenari più probabili.

Così come potrebbero tornare in auge, proprio per la crescente attenzione al debito pubblico, gli strumenti (di fatto mai realmente applicati) di contenimento della dinamica di crescita dello stock di debito del comparto degli enti locali previsti dal D.L. 112/2008. 

In Arconet i rappresentanti degli enti locali hanno auspicato che il nuovo Patto europeo in corsodi definizione tenga conto delle specificità del comparto degli enti territoriali e non vada ad agire sui parametri di spesa. I rappresentanti dell’ANCI hanno osservato la forte riduzione degli enti in squilibrio dal 2019 al post Covid che induce a pensare che non saranno necessari ulteriori interventi di sostegno. Speriamo che abbiano ragione.

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