Finora la riforma accrual è stata caratterizzata da un approccio rigidamente top down. Il quadro concettuale, i principi ITAS, le linee guida e il piano dei conti enfaticamente definito multidimensionale sono stati definiti dallo Standard Setter Board, un consesso sostanzialmente accademico, senza alcun reale coinvolgimento di coloro che dovranno applicare le nuove regole.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non appena si è abbandonato il terreno della convegnistica, sono iniziate ad emergere le evidenti carenze di un ordinamento concepito sostanzialmente in vitro.
La vicenda delle faq – a volte contraddittorie, altre volte proprio sbagliate al punto da dover essere rettificate – lo ha dimostrato in modo evidente.
È necessaria, a modesto avviso di chi scrive, una decisa inversione di rotta che introduca una logica bottom up. L’esempio potrebbe essere quello della sperimentazione della contabilità armonizzata (dlgs 118/2011): chi l’ha vissuta ricorderà che essa si è svolta testando sul campo gli scarni principi contabili definiti in prima battuta, che sono stati riveduti e corretti dal dlgs 126/2014.
Intendiamoci: il risultato non è stato perfetto, ma certamente possiamo dire che qualche risultato importante è stato ottenuto, ad esempio facendo emergere la tanta polvere conservata sotto il tappeto dei residui.
Tornando all’accrual, sarebbe interessante chiedersi se l’attuale impostazione sia la migliore possibile per rappresentare alcuni fatti gestionali.
Un esempio per tutti può essere quello dei contributi vincolati, da gestire come passività. Siamo certi che abbia un senso? Probabilmente no, come ben scrive Vittorio Boccaletti su IlSole24ore (https://ntplusentilocaliepa.ilsole24ore.com/art/accrual-rebus-trattamento-contabile-trasferimenti-condizionati-AInvkGjD).
Anche la logica del controllo applicata alle immobilizzazioni rischia di produrre enormi complicazioni (ne ha parlato diffusamente Corrado Mancini sempre sulla testa citata (https://ntplusentilocaliepa.ilsole24ore.com/art/controllo-e-autonomia-patrimoniale-prova-chiarimenti-faq-25-AI8zqfhD). Insomma, meno congressi e più lavoro potrebbero aiutare a non perdere un’occasione di attuare i cambiamenti che davvero sono necessari.
