Nel loro interessante articolo “Previsioni di cassa, allarme Arconet: il 76% degli enti non esclude il Fondo crediti” pubblicato su IlSole24Ore, Elena Brunetto e Patrizia Ruffini evidenziano le diffuse difficoltà degli enti a prevedere l’andamento di riscossioni e pagamenti.
Per questo, come abbiamo già riferito su queste colonne, è allo studio una stretta (che dovrebbe essere prevista nel prossimo correttivo ai principi contabili).
Senza ripetere cose già dette, soffermiamoci sul dato più eclatante, ossia che solo il 24% delle amministrazioni esclude dalle previsioni di cassa in entrata le somme accantonate nel Fcde, come invece diventerà obbligatorio fare. La soluzione ha certamente una sua coerenza: se accantono è perché presumo di non riscuotere, per cui sarebbe contraddittorio prevedere l’incasso.
Tutto giusto, ma come sempre c’è un ma. Occorre infatti ricordare la valenza delle previsioni nell’attuale bilancio. Esse non sono autorizzatorie per le entrate (se non quelle relative alle accensioni prestiti: articolo 164, comma 2, del TUEL): pertanto, eventuali somme eccedenti lo stanziamento potranno essere accertate anche “a sfondamento”. Ma le previsioni sono invece autorizzatorie sul lato della spesa, costituendo limite agli impegni ed ai pagamenti, fatta eccezione per i servizi per conto di terzi e per i rimborsi delle anticipazioni di tesoreria.
Il rischio, quindi, è che gli enti che riscuotono più del previsto possano accertare e riscuotere il delta non stanziato, ma non spenderlo senza essere costretti a fare una variazione di bilancio. Il che è indubbiamente una complicazione notevole, su cui forse varrebbe la pena riflettere, senza buttare sempre la croce sugli enti pretendendo che si dotino di una sfera di cristallo per pronosticare i tempi di riscossione.
