Per regioni ed enti locali 600 milioni di accantonamenti obbligatori

Sembra essersi collocata sui 600 milioni l’asticella dell’ulteriore concorso alla finanza pubblica che sarà previsto nella prossima manovra di bilancio. Non dovrebbe trattarsi di tagli secchi, ma di accantonamenti obbligatori a copertura del disavanzo o da sbloccare per finanziare maggiori investimenti e/o abbattimento del debito in caso di congiuntura positiva. Il meccanismo è già stato…

Data

Sembra essersi collocata sui 600 milioni l’asticella dell’ulteriore concorso alla finanza pubblica che sarà previsto nella prossima manovra di bilancio.

Non dovrebbe trattarsi di tagli secchi, ma di accantonamenti obbligatori a copertura del disavanzo o da sbloccare per finanziare maggiori investimenti e/o abbattimento del debito in caso di congiuntura positiva.

Il meccanismo è già stato introdotto sul 2024 per le regioni, dall’art. 19 del decreto “omnibus” (dl 113/2024). In realtà, tale norma riguarda solo le regioni in deficit, alle quali impone l’iscrizione di un fondo nella parte corrente del primo esercizio del bilancio di previsione 2024-2026, di un accantonamento di importo pari a quelli indicati nell’allegato VI-bis, fermo restando il rispetto dell’equilibrio di bilancio di parte corrente di cui al dlgs 118/2011.

Alla fine dell’esercizio 2024, il fondo, su cui non è possibile disporre impegni, costituisce un’economia che concorre al ripiano del disavanzo di amministrazione, da effettuare per un importo pari a quello previsto nel bilancio di previsione incrementato dal medesimo fondo. Quest’ultimo è finanziato attraverso risorse di parte corrente, ad esclusione degli stanziamenti di spesa riguardanti «Redditi da lavoro dipendente», sanità e trasferimenti agli enti locali.

Come detto, per gli enti locali è allo studio un meccanismo analogo, che però dovrebbe applicarsi anche agli enti in avanzo, salvo poi autorizzare lo sblocco delle risorse congelate nel caso in cui i saldi di finanza pubblica mostrino un trend in linea con gli obiettivi.

Rimangono incerti i parametri sulla base dei quali verranno quantificati gli importi a carico di dei diversi comparti e di ogni singola amministrazione, tema sul quale occorre registrare una differenza non da poco rispetto al comparto regionale, dove il numero contenuto di attori consente una trattativa tecnico-politica. Scenario ovviamente non replicabile facilmente quando la platea include quasi 8000 realtà.

Al momento, si sa solo che il concorso da parte dei singoli enti territoriali potrebbe prevedere l’esclusione degli enti di minori dimensioni o con limitate dimensioni di spesa. Come detto, non dovrebbe trattarsi di taglio diretto, anche se ridurrà comunque la capacità di fuoco delle amministrazioni locali, che già devono scontare gli effetti di ben due spending review.

Leggi anche

Articoli correlati selezionati per te

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Continua a calare il debito degli enti territoriali 

    La Ragioneria generale dello Stato, nell’ultimo aggiornamento dell’indagine statistica sui mutui di regioni, province autonome ed enti locali, ha rilevato una nuova diminuzione dello stock residuo, che al 1° gennaio 2026 era pari a 51,9 miliardi di euro a fronte dei 53,3 miliardi registrati dodici mesi prima. In calo anche lo stock dei prestiti obbligazionari,…

  • Accrual, per i piccoli comuni una prospettiva gattopardesca

    L’art. 12 del D.L. 107/2026 prevede modalità semplificate di redazione dello stato patrimoniale per gli enti di piccole dimensioni che finora non hanno tenuto la contabilità civilistica, demandandone la definizione ad un decreto del MEF.  Tale indicazione sembra andare in continuità con il quadro attuale, nel quale, al di sotto dei 5.000 abitanti, non vi…