Piano annuale del flussi di cassa: più impossibile o più inutile?

Nella riunione dello scorso 13 novembre la Commissione Arconet ha iniziato ad esaminare l’impatto operativo dell’art. 6, commi 1 e 2, del decreto-legge 155 del 2024, il quale prevede che le amministrazioni  pubbliche debbano adottare, entro il 28 febbraio di ciascun anno, un piano annuale dei flussi di cassa,  contenente un cronoprogramma dei pagamenti e…

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Nella riunione dello scorso 13 novembre la Commissione Arconet ha iniziato ad esaminare l’impatto operativo dell’art. 6, commi 1 e 2, del decreto-legge 155 del 2024, il quale prevede che le amministrazioni  pubbliche debbano adottare, entro il 28 febbraio di ciascun anno, un piano annuale dei flussi di cassa,  contenente un cronoprogramma dei pagamenti e degli incassi relativi all’esercizio di  riferimento sulla  base dei modelli resi disponibili sul sito istituzionale del Ministero dell’economia e delle  finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato.

Come avevamo anticipato a prima lettura, l’adempimento rischia di essere o impossibile o inutile per gli enti locali i quali, poichè sono frequentemente terminali di trasferimenti da altri livelli di governo, si trovano in enorme difficoltà a prevedere le relative tempistiche di riscossione. In teoria, le risorse dovrebbero essere erogate entro 30 giorni dalla maturazione del relativo diritto, ma chiunque abbia un minimo di esperienza amministrativa sa che si tratta di una scadenza ampiamente ignorata e non presidiata da alcun tipo di monitoraggio o sanzione per chi non la rispetta. 

Ipotizziamo un ente A titolare di un finanziamento Pnrr rendicontato al 30/11/2024 per 100. Nel proprio piano, esso dovrebbe inserire 100 in entrata per la fine di gennaio 2025, ma cosa accadrà se, come probabile, il trasferimento arriverà (volendo essere ottimisti) a giugno 2025? Ovviamente, il piano salterebbe, anche se sarebbe interessante leggere il piano del Ministero B, che quei 100 li dovrebbe pagare per capire quando prevede il relativo pagamento. Ma si tratterebbe di un esercizio estremamente complesso, che richiederebbe una granularità elevatissima.

Forse per questo la Commissione propone di definire modalità attuative differenziate per classi di enti, distinguendo quelli rispettosi da quelli non rispettosi dei tempi di pagamento, per prevedere l’adempimento solo in capo a tali ultimi. Ma anche qui il diavolo si nasconde nei dettagli: se una regione paga le fatture entro 30 giorni, ma i contributi a sei mesi, scaricando sui beneficiari dei propri programmi di spesa le proprie difficoltà di cassa, il piano sarà obbligatorio o meno? 

Siccome il focus è (in modo molto miope) solo sui pagamenti commerciali, è evidente che prevarrà la seconda soluzione, certificando la sostanziale inutilità del piano. 

Insomma, trovare la quadra fra i due estremi (impossibilità o inutilità) sarà molto difficile.

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