Nell’articolo di Gianni Trovati su Il Sole 24 Ore “Pnrr, a otto mesi dal traguardo finale in arrivo la circolare «salva lavori»” si riferisce di un nuovo atto di prassi in via di elaborazione (alla fine, se qualcuno riuscirà a censire tutto ciò che è stato emanato fra circolari, linee guida, check list ecc, potrà a pieno titolo paragonarsi a Giustiniano per le sue capacità di codificazione del diritto) la quale dovrebbe chiarire che, in relazione alle scadenze previste per i vari finanziamenti, “le verifiche si concentreranno sull’ultimazione dei lavori, lasciando quindi tempo ulteriore per il collaudo. Entro il 30 settembre andrà completata la rendicontazione, per aprire la strada all’accredito della rata finale entro dicembre 2026”.
In verità, già con la circolare n. 22 del 19 settembre 2025, la Ragioneria generale dello Stato aveva fornito indicazioni analoghe, fissando una prima deadline al 31 agosto 2026 entro la quale tutti gli obiettivi dovranno essere completati, “con impossibilità da parte della Commissione ad accettare documentazione integrativa che dimostri il raggiungimento degli obiettivi oltre tale data”.
Sempre in tema di completamento degli obiettivi entro agosto 2026, la Commissione ha chiarito che è fondamentale assicurare, entro tale data, il conseguimento dei risultati (performance). Pertanto, afferma la circolare, è necessario che gli interventi abbiano conseguito i relativi risultati mentre non è strettamente necessario che tutte le spese siano state sostenute entro tale data, tranne il caso in cui l’indicatore di spesa rappresenti un obiettivo specifico da perseguire (quali il tasso di assorbimento del budget dell’investimento).
Si tratta di una precisazione importante, che tuttavia deve fare i conti con i successivi termini fissati dalla circolare. In particolare, la scadenza per la relativa presentazione delle richieste di pagamento è fissata al 30 settembre 2026, con valutazione da parte della Commissione europea da concludersi entro il 30 novembre 2026, mentre il 31 dicembre 2026 è la data prevista per il versamento delle risorse relative all’ultima rata a favore dell’Italia. Per rispettare questo calendario la circolare chiede alle amministrazioni responsabili di rendere disponibile tutta la documentazione “con congruo anticipo”.
Per cui c’è da attendersi che le stesse amministrazioni ribaltino sugli attuatori scadenze altrettanto anticipate, entro le quali gli interventi dovranno essere non solo completati, ma anche pagati e rendicontati.
Mai come in questa fase, quindi, è assolutamente necessario che le regole del gioco siano ben chiare, al fine di evitare che il Pnrr, oltre ad una crescita economica finora asfittica, generi un contenzioso assai più vivace, considerato l’apparato sanzionatorio scritto negli atti d’obbligo e che, tanto per stare sempre sui classici, sarebbe molto piaciuto al giurista ateniese Dracone.
Poiché siamo stati abituati ad una lettura multiforme da parte dei diversi Ministeri, è assolutamente necessario che ciascuno di essi fissi in modo tempestivo e chiaro adempimenti e scadenze per la chiusura.
Altro tema evidenziato da Trovati riguarda quegli interventi che dovessero essere in ritardo o fuori target ma senza compromettere il raggiungimento dell’obiettivo complessivo: “Nella rigenerazione urbana, per fare un esempio, i progetti ancora coperti dal Pnrr dopo la rimodulazione del 2023 sono circa 1.800, ma il target chiede il completamento di 1.085 interventi quindi, una volta rispettato l’obiettivo europeo, gli altri lavori potranno continuare senza il rischio di alleggerire la rata; e lo stesso accade in molti filoni che vedono impegnati gli enti locali, dai progetti del ministero della Cultura a quelli relativi all’Istruzione”.
Anche qui sarebbe solo buon senso chiarire bene il quadro giusto per evitare che, pur di rispettare le scadenze, vengano fatte cose assurde tipo collaudi in corso d’opera a pioggia o certificati di regolare esecuzione firmati a cantiere ancora aperto, anche qui con gli inevitabili strascichi giudiziari.
Insomma, sarebbe bene evitare di utilizzare la carta del “tana liberi tutti” all’ultimo minuto, perché purtroppo il Pnrr non ha nulla dell’innocenza del “nascondino” a cui tutti abbiamo giocato da bambini.
