Il Pnrr ha messo sul piatto risorse senza precedenti per la digitalizzazione dei comuni. Si tratta di misure che seguono una logica diversa da quella sottesa agli altri interventi del Piano.
In particolare, per esse si applica il sistema “lump sum”: l’erogazione dei fondi avviene attraverso “voucher” e per obiettivi (secondo il modello già sperimentato, con luci ed ombre, con il c.d. Fondo Innovazione) e non anche attraverso la certificazione puntuale della spesa.
Pertanto, la rendicontazione non transita attraverso il sistema Regis, ma deve seguire esclusivamente le modalità indicate negli avvisi.
Ad integrazione della verifica del raggiungimento del risultato, ciascun comune, nella richiesta di erogazione del contributo, dovrà attestare il rispetto delle disposizioni del Pnrr, inclusa la regolare esecuzione da parte del rup.
Tale architettura si riverbera ovviamente sul piano contabile. Gli accertamenti di entrata sono registrati in contabilità con l’avvenuta comunicazione dell’ammissione al finanziamento, con esigibilità all’esercizio in cui si raggiungono gli obiettivi. Pertanto, eventuali spese esigibili in esercizi precedenti devono essere anticipate dall’ente anche in termini di competenza, oltre che di cassa.
Ma cosa accadrà in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, ossia laddove l’ente non ottenga la certificazione?
Tutte le obbligazioni si trasformerebbero in debiti fuori bilancio, che dovrebbero essere oggetto di riconoscimento da parte dei consigli comunali e successiva copertura con risorse diverse da quelle Pnrr.
Ovviamente, non è una novità: il rischio di “buchi” si verifica in tutti i casi di contributi a rendicontazione.
Ma in questo caso ad aggravare il rischio ci sono due fattori:
1) la quantità di risorse “virtuali” disponibili;
2) la facilità con cui tali risorse possono essere ottenute. Ma appunto si tratta di risorse che rimangono “virtuali” fino alla certificazione.
Un terzo fattore di rischio è rappresentato da quella che potremmo chiamare “sindrome del 110”, ossia la scarsa attenzione a come si spende quando i soldi li mette qualcun altro. E in questo caso i soldi sono stati quantificati, come detto, in modo forfetario, al punto che sono stati assegnati anche per attività già svolte (nel quale caso, possono essere utilizzati anche per altre finalità).
Se a questo aggiungiamo un’altra sindrome, quella di Stoccolma che spesso attanaglia amministratori e tecnici nei loro rapporto con le software-house, allora pare che ci siano diversi motivi per tenere alta l’attenzione
