Mentre già il Governo lavora alacremente per la quinta, nelle casse statali è stata accreditata la quarta rata del Pnrr, che vale 16,5 miliardi collegati alle scadenze del primo semestre 2023.
Ottima notizia, anche per i soggetti attuatori che aspettano da mesi il versamento delle somme rendicontate e che tornano a sperare di ricevere qualcosa anche loro.
Il problema della cassa Pnrr è infatti sempre più grave: in molti casi, l’anticipo inizialmente erogato è insufficiente, ovvero si è o sta per esaurirsi. Gli attuatori chiedono di elevarne la misura, ma soprattutto segnalano come le richieste di rendicontazione già presentate giacciano per mesi sui tavoli di prefetture e ministeri.
È evidente che ciò rischia di inceppare tutta la macchina dell’esecuzione, generando paradossalmente ulteriori dilatazioni di quei tempi di pagamento che il Piano vorrebbe invece comprimere.
Non è dato sapere quale sia il motivo di tali ritardi: la documentazione caricata su Regis rimane bloccata in fase di esame, con buona pace di quanto previsto dalla circolare Rgs 19/2023, secondo cui l’istruttoria dovrebbe essere chiusa in 15 giorni e il pagamento disposto nei successivi 10.
Nei casi peggiori, al contrario, siamo a 8-10 mesi di attesa, con gli enti costretti ad anticipare o a indebitarsi con la Cassa Depositi e prestiti per non bloccare i lavori.
E il problema non potrà che peggiorare se non si interviene per tempo quando il flusso delle rendicontazioni entrerà nel pieno.
