Nel corso dell’ultima Conferenza Stato-Città e Autonomie locali il Governo ha annunciato la firma del provvedimento che consente l’erogazione della prima rata del fondo di solidarietà comunale 2026, pari al 66% del totale.
Il via libera al decreto con le modalità di alimentazione e riparto risale allo scorso 21 gennaio scorso, ma i pagamenti sono rimasti bloccati dalla mancanza di cassa sui capitoli del Ministero dell’Interno.
In effetti, l’erogazione era prevista entro il mese di maggio e il ritardo ha generato difficoltà nella programmazione finanziaria e nella gestione dei flussi di cassa di molti enti.
Ora è lecito chiedersi che senso abbia imporre a questi ultimi di fare una programmazione di cassa con aggiornamenti trimestrali se poi una delle principali fonti di entrata dei quasi 8000 comuni italiani viene versata con due mesi di ritardo? Che valore ha il piano dei flussi in un contesto simile?
La stessa criticità si verifica spesso sui trasferimenti vincolati, con i beneficiari costretti a guardare la sfera di cristallo per capire quando potranno riscuotere e intanto ad anticipare con cassa propria.
Sarebbe fondamentale una presa di coscienza generale di queste problematiche, che porti a definire (come già accaduto per i pagamenti delle fatture commerciali) un cruscotto che consenta di monitorare la situazione (oltre che di evidenziare ed eventualmente penalizzare i ritardatari). Ma siamo certi che questa proposta di buon senso troverà ben pochi sostenitori.
