Proroga del termine del bilancio di previsione 2024-2026: la manovra offre i primi assist

Dopo aver a lungo discettato di programmazione e bilanci tecnici, dipingendo un mondo paradisiaco nel quale il responsabile del servizio finanziario è in grado di raggiungere “comunque” il pareggio di bilancio, le prime bozze della nuova legge di bilancio ci riportano nel purgatorio (o magari inferno) della finanza locale, dove nulla è certo se non…

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Dopo aver a lungo discettato di programmazione e bilanci tecnici, dipingendo un mondo paradisiaco nel quale il responsabile del servizio finanziario è in grado di raggiungere “comunque” il pareggio di bilancio, le prime bozze della nuova legge di bilancio ci riportano nel purgatorio (o magari inferno) della finanza locale, dove nulla è certo se non la proroga del termine per 31 dicembre per l’approvazione dei preventivi.

Il rinvio non è ancora messo nero su bianco, ma non serve essere Nostradamus per capire che a breve arriverà. Basta leggere la norma che estende anche ai comuni la c.d. spending review. Essa recita che “Ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica, in considerazione delle esigenze di contenimento della spesa pubblica e nel rispetto dei principi di coordinamento della finanza pubblica, nelle more della definizione delle nuove regole della Governance economica  europea, i comuni, le province e le città metropolitane delle regioni  a statuto ordinario e delle regioni Siciliana e Sardegna assicurano un contributo alla finanza pubblica pari a 250 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028, di cui 200 milioni di euro annui a carico dei comuni e 50 milioni di euro annui a carico delle province e delle città metropolitane, ripartito in proporzione agli impegni di spesa corrente al netto della spesa relativa alla Missione 12: Diritti sociali, politiche sociali e famiglia,  come risultanti dal rendiconto di gestione 2022 o, in caso di mancanza, dall’ultimo rendiconto approvato. (…). Gli importi del contributo alla finanza pubblica (…) a carico di ciascun ente sono determinati con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro il termine del 20 gennaio 2024, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali. In caso di mancata intesa entro 20 giorni dalla data di prima iscrizione all’ordine del giorno della Conferenza Stato-città ed autonomie locali della proposta di riparto delle riduzioni di cui al periodo precedente, il decreto è comunque adottato.”

Ecco servito il primo assist per autorizzare l’esercizio provvisorio e con portata certamente generale. Del resto, in molti casi un taglio di questo tipo, praticato sulla carne viva della parte corrente, renderà oltremodo complicate le quadrature. 

Nel merito, la norma lascia alquanto perplessi, perché quantificare un taglio in proporzione rispetto alla spesa impegnata in un solo esercizio rischia di avere effetti imprevedibili e distorsivi, malgrado la foglia di fico dell’esclusione delle missioni di più sensibili. 

Ma ancora più allarmatene è l’inciso “nelle more della definizione delle nuove regole della Governance economica  europea”, che apre il campo a possibili ulteriori strette “perché ce lo chiede Bruxelles”, tanto che il testo anticipa un’altra norma (al momento non ancora scritta) per limitare nuovamente il turn-over.

Insomma, quella che si prospetta è una nuova stagione di lacrime, sangue e rinvii. 

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