Retromarcia del Mit sui tagli ai fondi per le manutenzioni stradali

In arrivo la norma salva contributi per le manutenzioni stradali di competenza di province e città metropolitane. Il Governo sta infatti cercando di disinnescare la bomba del definanziamento parziale dei programmi straordinari di manutenzione della rete viaria di province e città metropolitane. Per questi, la legge 27 dicembre 2017, n. 205, all’articolo 1, comma 1076,…

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In arrivo la norma salva contributi per le manutenzioni stradali di competenza di province e città metropolitane. Il Governo sta infatti cercando di disinnescare la bomba del definanziamento parziale dei programmi straordinari di manutenzione della rete viaria di province e città metropolitane.

Per questi, la legge 27 dicembre 2017, n. 205, all’articolo 1, comma 1076, aveva previsto lo stanziamento di 275 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2034. Successivamente, dapprima la legge 30 dicembre 2024, n. 207 ha operato una riduzione delle originarie risorse corrispondente rispettivamente a 20 milioni per l’anno 2025, 15 milioni per l’anno 2026, e 275 milioni per l’anno 2029; poi con legge 21 febbraio 2025, n. 15, di conversione del decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, è stata apportata un’ulteriore riduzione delle risorse originariamente previste, pari a 175 milioni per l’anno 2025 e 175 milioni per l’anno 2026.

A questo punto si è scatenata la bagarre politica, con gli amministratori locali a lamentare giustamente l’insostenibilità e anche, si potrebbe aggiungere, l’intempestività di una misura che colpisce risorse previste 8 anni prima e per di più inserite in una programmazione pluriennale ormai definita.

La levata di scudi (con tanto di coda polemica legata alla presunta destinazione delle somme tagliate a finanziare la costruzione del Ponte sullo Stretto) ha portato il Mit prima a negare l’evidenza – parlando non di taglio ma, in modo criptico, di “diversa modalità di rendicontazione della spesa” – poi a puntare il dito contro i tecnici e contro gli enti, rei a suo dire di avere una ridottissima capacità di spesa, infine a fare una mezza marcia indietro.

Il correttivo annunciato, dopo essere stato indirizzato inizialmente sul futuro decreto infrastrutture, potrebbe adesso trovare posto per esigenze di celerità nell’omnibus, anche se il relativo testo è ancora oggi di approfondimenti. Stando al testo attualmente disponibile, il meccanismo dovrebbe prevedere un extra time fino al 31 dicembre per impegnare i fondi e poi, dal prossimo esercizio, un controllo annuale per individuare e riprogrammare le economie di spesa. 

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