Piano annuale dei flussi di cassa: finalmente il modello

Si è dovuto aspettare fino al 13 gennaio 25 per vedere alla luce il modello del piano dei flussi di cassa che, entro il prossimo 28 febbraio, gli enti locali (come le altre PA), in base all’art. 6, commi 1 e 2, del decreto-legge 155 del 2024, dovranno adottare, inserendo un cronoprogramma dei pagamenti e…

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Si è dovuto aspettare fino al 13 gennaio 25 per vedere alla luce il modello del piano dei flussi di cassa che, entro il prossimo 28 febbraio, gli enti locali (come le altre PA), in base all’art. 6, commi 1 e 2, del decreto-legge 155 del 2024, dovranno adottare, inserendo un cronoprogramma dei pagamenti e degli incassi relativi all’esercizio.

Si superano, così, gli elementi di incertezza, posto che il riferimento da molti operato ai piani predisposti dai comuni con più di 60.000 abitanti e tempi di pagamento superiori ai limiti di legge ai sensi del decreto-legge 19/2024 rappresenta un punto di riferimento poco pregnante.

Gli enti, per aiutarsi nel formulare il modello, possono comunque partire dal Piano esecutivo di gestione, che è redatto anche in termini di cassa. Le previsioni di cassa comprendono sia le riscossioni previste in termini di competenza che quelle a valere sui residui. Esse andrebbero dettagliate su base mensile o trimestrale, evidenziando i disallineamenti temporali che si compensano su base annuale. In questo modo, dovrebbero emergere quelle situazioni di temporanea carenza di cassa.

L’articolazione del piano è in trimestri ed avrà come riferimento le codifiche SIOPE aggregate. Se gli enti lo ritengono più semplice, comunque, potranno decidere una disaggregazione maggiore, rispettando comunque i codici SIOPE.

Il piano dovrebbe essere redatto in termini realistici, stimando il ritardo nella riscossione delle diverse poste. Ad esempio, per un Comune gli incassi dell’Imu normalmente arrivano alla fine di giugno e di dicembre, oltre le scadenze per il pagamento fissate dai contribuenti (16 giugno e 16 dicembre). Il fondo di solidarietà comunale dovrebbe essere corrisposto in due rate da versare entro i mesi di maggio e ottobre 2025, di cui la prima pari al 66 per cento dell’importo totale. E così via.

Come già evidenziato, pesa l’incognita dei tempi di riscossione dei contributi di terzi. Per i finanziamenti Pnrr il recente dm 6 dicembre 2024 ha fissato un termine di 30 giorni dalla richiesta, consentendo quindi ai soggetti attuatori di programmare la cassa in base agli stati avanzamento lavori, ma la stessa scadenza è da anni prevista sulla carta per tutti i trasferimenti, senza alcuna garanzia di rispetto.

Per fare le cose seriamente, bisognerebbe conoscere almeno un dato sui tempi di pagamento dei diversi soggetti erogatori, ma è un’informazione non disponibile. Il rischio, quindi, è che ci si limiti giocoforza a collocare temporalmente tali incassi al 31 dicembre, riproponendo di fatto la previsione già formulata nel bilancio. Ovviamente, la significatività del piano dipenderà dal peso relativo della componente di entrate proprie (su cui possono e debbono essere formulate previsioni attendibili) e le entrate di terzi (su cui le previsioni sono spesso aleatorie).

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