Il paesaggio che circonda una centrale idroelettrica richiama spesso l’immaginario alpino, ma in Italia questa tecnologia rappresenta soprattutto una delle colonne portanti della produzione rinnovabile, come riportato da Avvenire.
A differenza di solare ed eolico, tuttavia, l’idroelettrico tradizionale comporta vincoli ambientali rilevanti e richiede interventi fortemente adattati alle caratteristiche del territorio. Proprio da questi limiti prende avvio l’idea sviluppata da una startup italiana, che utilizza lo stesso principio fisico non per generare energia, ma per accumularla.
Sizable Energy ha progettato un sistema di storage offshore che sfrutta la gravità e la profondità del mare anziché il dislivello montano.
L’energia viene immagazzinata pompando salamoia marina in un circuito chiuso tra un serbatoio sul fondale e uno galleggiante in superficie; quando necessario, il fluido scende azionando turbine e restituendo circa l’80% dell’energia impiegata. La soluzione è modulare, standardizzata e meno impattante sul piano visivo e ambientale rispetto alle alternative tradizionali.
Secondo le stime internazionali, la domanda di accumulo di lunga durata crescerà in modo esponenziale nei prossimi decenni. In questo scenario, lo stoccaggio marino potrebbe facilitare l’integrazione delle rinnovabili, soprattutto nelle aree costiere e nel Sud Italia.
Forte di un recente round da 8 milioni di dollari, la startup punta ora alla fase di test avanzati e allo sviluppo dei primi progetti commerciali entro il 2026.
15/01/2026
