L’Europa continua a dipendere in misura significativa dalle forniture energetiche estere: il 56,9% dei consumi complessivi proviene dall’importazione. Un livello nettamente più elevato rispetto alla Cina, che si attesta al 24%, mentre gli Stati Uniti risultano sostanzialmente autosufficienti, come riportato da Ansa.
Questo quadro emerge dal settimo Med & Italian Energy Report, realizzato grazie alla collaborazione tra SRM, centro studi collegato a Intesa Sanpaolo, l’ESL@Energy Center Lab del Politecnico di Torino e la Fondazione Matching Energies.
L’analisi, presentata al Parlamento europeo con il patrocinio degli eurodeputati Elena Donazzan e Giorgio Gori, evidenzia anche forti differenze tra i principali Paesi membri. L’Italia mostra una dipendenza superiore alla media europea, seppur in lieve miglioramento, scendendo dal 75% al 74%.
La Francia, grazie al ruolo centrale del nucleare, si colloca invece su livelli più contenuti, intorno al 40,1%. La Germania presenta una situazione simile a quella italiana, con una dipendenza in aumento al 66,8%.
Parallelamente, il mix elettrico europeo sta cambiando in modo strutturale. Dal 2000 a oggi il carbone ha ridotto drasticamente il proprio peso, passando dal 32% all’11%, mentre il gas naturale è cresciuto dal 12% al 15%.
Il contributo più rilevante arriva però dalle fonti rinnovabili, aumentate dal 15% al 47%, contribuendo a ridurre l’esposizione energetica complessiva. In questo contesto, l’Italia, con il 49% di rinnovabili nel mix elettrico, si colloca sopra la media UE. Il rapporto sottolinea infine come il rafforzamento della cooperazione euro-mediterranea sulle rinnovabili sia essenziale per accelerare il percorso verso una maggiore autonomia energetica europea.
28/01/2026
