All’inizio di aprile 2026, l’Europa è attraversata da una vasta mobilitazione del settore dei trasporti, alimentata dall’aumento dei carburanti e da nuove regole alle frontiere, come riportato da Trasporto Europa.
In Irlanda, lunghe colonne di mezzi invadono le principali arterie fino a Dublino, causando disagi diffusi. I manifestanti chiedono un limite ai prezzi del gasolio, destinato a salire fino a 2,30 euro al litro a causa delle tensioni in Medio Oriente.
Il fenomeno si estende rapidamente anche ad altri Paesi. In Italia, dove i prezzi superano i due euro, le associazioni denunciano costi insostenibili e proclamano proteste nazionali. Situazioni simili si registrano in Francia e nei Paesi Bassi, con azioni rallentate sulle strade per attirare attenzione senza blocchi totali. Il caro diesel, definito da alcuni analisti più grave delle crisi petrolifere del passato, mette in difficoltà soprattutto le piccole imprese.
Parallelamente, nei Balcani esplode una protesta contro le norme europee sui conducenti extra-UE, che limitano la permanenza nell’area Schengen. I blocchi alle frontiere rallentano i flussi commerciali tra Europa e Asia, con gravi conseguenze sulla logistica.
Le richieste convergono su interventi strutturali: riduzione stabile dei costi energetici e revisione delle regole. Senza risposte concrete, il rischio è un’ulteriore escalation delle proteste e nuove tensioni sulle catene di approvvigionamento europee.
09/04/2026
