Nonostante gli annunci di Bruxelles sullo stop alle importazioni di gas naturale liquefatto russo dal 2027, i dati mostrano una realtà diversa: l’Europa continua ad aumentare gli acquisti, stando a quanto riportato da Inside over.
Un’analisi del think tank finlandese CREA evidenzia come la dipendenza non solo persista, ma si rafforzi, con la Spagna in prima linea. A marzo, Madrid ha registrato un’impennata del 124% rispetto al mese precedente, raggiungendo circa 355 milioni di euro e superando la Francia come principale importatore europeo. Anche Belgio e Ungheria mantengono rapporti energetici rilevanti con Mosca, mentre complessivamente quasi la metà dell’export globale di LNG russo arriva nei porti europei.
Questo scenario mette in luce una contraddizione tra obiettivi politici e scelte economiche. Le tensioni internazionali, in particolare in Medio Oriente, hanno fatto salire i prezzi dell’energia, contribuendo a incrementare le entrate russe. In questo contesto si inserisce l’intervento dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, che invita a riconsiderare il divieto previsto, ritenendolo poco realistico senza valide alternative di approvvigionamento.
Dal canto suo, il governo italiano mantiene una linea più prudente: Giorgia Meloni sottolinea l’importanza delle sanzioni come strumento di pressione geopolitica. Intanto, il dibattito resta aperto tra esigenze energetiche, equilibri politici e sostenibilità economica.
16/04/2026
