Le ricadute del fronte iraniano e dello shock energetico ribaltano le prospettive di crescita disegnate a inizio anno per l’industria tricolore, stando a quanto riportato da Sky TG24.
L’ultima edizione del Cerved Industry Forecast, ripresa da Repubblica, fotografa due possibili traiettorie. Nell’ipotesi di un graduale rientro delle ostilità dalla seconda metà del 2026, il PIL avanzerebbe a passo ridotto (+0,4% quest’anno, +0,2% il prossimo), con un’inflazione tra il 2,6 e il 2,7% che terrebbe alta la guardia delle banche centrali; i ricavi reali delle aziende arretrerebbero complessivamente dello 0,9% nel triennio.
Lo scenario peggiore, costruito su un prolungamento del conflitto, spinge invece la Penisola in recessione, con un crollo dei fatturati del 2,6% tra il 2025 e il 2027.
Le sofferenze maggiori si concentrerebbero sui comparti energy-intensive e ciclici: moda (-5%, fino a -8,4% nello scenario avverso), mezzi di trasporto, costruzioni e produzione di intermedi. Restano sotto pressione anche raffinazione, ceramica, vetro, carta e cemento, dove gli oneri energetici superano il 10% del giro d’affari.
Sul versante opposto, alcuni segmenti continuano a correre: motoristica non elettrica (+12%), sistemi per la difesa (+11%), grandi opere infrastrutturali sostenute dal PNRR (+7,5%), software (+7%) e farmaceutico specialistico (+6,1%) si confermano i veri motori della tenuta.
06/05/2026
