Accrual e beni patrimoniali: un cortocircuito ordinamentale

Le faq sulla riforma accrual somigliano molto ad un manuale sull’esperanto. Come per la lingua universale creata a fine ‘800, anche il nuovo sistema contabile esiste ma non è praticato da nessuno. E soprattutto si inserisce in un contesto che deve ancora essere adeguato. L’esempio più calzante è fornito dalla risposta n. 22. Essa ha…

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Le faq sulla riforma accrual somigliano molto ad un manuale sull’esperanto. Come per la lingua universale creata a fine ‘800, anche il nuovo sistema contabile esiste ma non è praticato da nessuno. E soprattutto si inserisce in un contesto che deve ancora essere adeguato.

L’esempio più calzante è fornito dalla risposta n. 22. Essa ha chiarito che, nella logica accrual, gli edifici scolastici vanno inseriti nel patrimonio non degli enti locali, ma degli istituti scolastici che ne detengono il controllo.

Come spiega la faq, è il soggetto utilizzatore del bene di proprietà dell’ente locale ad esercitare il controllo sostanziale sul bene, il che accade, quindi, oltre che per le scuole, le caserme dei carabinieri e delle altre forze armate, caserme dei vigili del fuoco e ogni altro edificio di proprietà di determinati enti ma la cui gestione spetti ad altri.

Ma, allora, stando così le cose, se l’ente locale non esercita il controllo sostanziale perchè non gestisce l’immobile, tanto da non doverlo rilevare nel patrimonio, come si può ammettere che esso si indebiti per riqualificarlo o pensi di accedere ad un finanziamento dove di norma viene richiesta la titolarità del bene?

E’ evidente che mediante accordi fra pubbliche amministrazioni ai sensi dell’articolo 15 della legge 241/1990 si può costituire il titolo giuridico per legittimare un’azione dell’ente locale. Ma, resta il problema dell’accollo delle spese. C’è da dubitare fortemente, in assenza di una norma chiara sul punto, che l’ente locale possa intervenire su un immobile che non appartiene al proprio patrimonio economico, affrontando le connesse spese, spesso rilevantissime.

Il problema non è l’accrual, che è solo un modo diverso per rappresentare la realtà. Ma è quest’ultima a non essere ancora pronta a recepire un linguaggio contabile che oggi fa spesso a pugni con l’ordinamento.

In un simile contesto, ITAS, linee guida e faq rappresentano solo una enorme complicazione, peraltro del tutto inutile (almeno rebus sic stantibus) a rendere più nitida la fotografia scattata dai bilanci pubblici (la stessa faq è costretta a parlare, in modo quasi grottesco, di “imperfezione consapevole connaturata al perimetro ristretto della fase pilota” con riferimento al fatto che migliaia di scuole non saranno rappresentate negli stati patrimoniali).

Così facendo, l’accrual rimane, come l’esperanto, una lingua artificiale, compresa solo da pochissimi e pressoché ignota a tutti gli altri.

Occorrerebbe prima adeguare l’ordinamento e poi applicare ad esso le nuove regole, mentre sta succedendo esattamente il contrario: le regole vengono fissate in provetta e calate su una realtà che, prevedibilmente, le rigetta.

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