Ormai è chiaro a tutti. ANAC si è fatta trovare impreparata dalle nuove responsabilità assegnatele dal Codice dei contratti pubblici e a pagarne le spese sono le Pubbliche Amministrazioni. In particolare i Comuni caratterizzato da una gestione di micro-appalti e di appalti sottosoglia coinvolti anch’essi nel marasma burocratico. Al netto delle soluzioni pratiche che stanno caratterizzando ancora una volta il supporto di ASMEL restano una serie di nodi.
Il processo della digitalizzazione, infatti, non può essere procrastinato, né per ragioni politiche (rientra negli obiettivi del PNRR), né per ragioni di buon senso (un sistema digitale integrato, purché funzioni, è la miglior forma di trasparenza negli appalti). Non è tollerabile che non sia garantita l’interoperabilità tra le piattaforme e i Database centralizzati (BDNAP e FVOE su tutti). È evidente che i ritardi non sono nella maggior parte dei sistemi di e-procurement (certificati!) messi a disposizione dalle centrali di committenza ma piuttosto nell’obsolescenza degli “interlocutori digitali” gestiti da ANAC.
Occorre da un lato semplificare le modalità operative, imponendo ad esempio ad ANAC l’implementazione di una piattaforma di rilascio del Codice Identificativo di Gara (CIG) che richieda solo le minime informazioni necessarie per “tracciare” l’affidamento e i relativi pagamenti (oggetto, settore, importo, contraente), dall’altro stabilire che la richiesta del CIG possa essere effettuata dal Responsabile Unico del Progetto (RUP), dal Responsabile per la fase di affidamento o da un loro delegato. Sono modalità pratiche che non hanno bisogno di eccessivi irrigidimenti soltanto perché non si è pensato di aggiungere qualche “spunta” nei form digitali messi a disposizione dall’Autorità.
Si alimenta il dibattito giornalistico, ci si limita a richiedere inaccoglibili proroghe, si moltiplicano convegni e tavole rotonde, ma non si convocano i soggetti realmente rappresentativi dei Comuni a collaborare a soluzioni idonee e percorribili. Si legge sul sito dell’ANAC di un tavolo tecnico permanente di confronto con i rappresentanti di ANCI e di altri Enti territoriali, nel quale “sono state analizzate le criticità emerse dal sistema e individuate possibili soluzioni che sono state già attuate e pubblicate attraverso FAQ o altre indicazioni per il mercato” ma non pare che ciò abbia aiutato a risolvere i problemi. Forse perché chi siede a quel tavolo è lontano dai problemi concreti, non vi siedono né RUP né rappresentanti del territorio che conoscono i disagi reali dei sistemi digitali, che non funzionano perché progettati male… Come si fa a non capire che questa ostinazione centralistica rallenta la risoluzione dei problemi, è l’ennesima foglia di fico di chi non vuole ammettere il “peccato originale”…
