Anche la manovra 2026 si limita a mettere dei pannicelli caldi sul bubbone della mancanza cronica di segretari. La questione non è nuova: da anni, infatti, si cercano rimedi, che però evidentemente non sono stati sufficienti.
Anche la l. 199/2025 non si sottrae ed interviene sul punto con due diverse norme. In primis, il comma 833 che autorizza il Viminale ad iscrivere all’albo anche i borsisti non vincitori che abbiano conseguito il punteggio minimo di idoneità al termine del corso-concorso indetto nel 2024. Dall’altro lato, il comma 691 estende la possibilità di assegnare la titolarità di sedi di comuni fino a 5.000 abitanti ai segretari di prima nomina sia prorogata per un ulteriore periodo di 12 mesi, al fine di garantire la continuità amministrativa negli enti locali di piccole dimensioni nonché l’attuazione degli interventi e la realizzazione degli obiettivi previsti dal PNRR. Non sono state accolte, invece, altre richieste relative all’alleggerimento dei tetti di spesa.
Secondo ANCI, sarebbe questa l’unica misura davvero risolutiva, dato che molti neo-iscritti non riescono ad ottenere la prima nomina proprio a causa delle difficoltà per i piccoli enti di rispettare tali vincoli (ormai decisamente anacronistici e che l’Esecutivo sembrava intenzionato a rivedere, ma poi non se n’è fatto nulla), anche quando l’ente ne avrebbe la disponibilità economica. In realtà, spesso il problema non sono i tetti di spesa.
Abbiamo due tipologie principali di situazione, specialmente negli enti di minori dimensioni:
1) Ci sono enti (sindaci) che pensano che il segretario costi troppo, al netto della loro effettiva situazione di bilancio, per cui preferiscono uno scavalco di poche ore per coprire giunte e consigli (con buona pace per il ruolo indispensabile di presidio della legalità e di alta consulenza giuridica che una certa retorica da libro cuore assegna a questa figura),
2) vi sono enti che vorrebbero un segretario, ma non lo trovano alle condizioni (costo, numero di ore) che vorrebbero. Anche chi rientra nella seconda categoria, tuttavia, spesso farebbe a meno di questa figura, se potesse, perché ormai al di sotto di determinate soglie demografiche è impossibile sostenere il costo di un segretario a tempo pieno, per cui si fa ampio ricorso alle convenzioni, che però vengono fatte e disfatte come la tela di Penelope, a tutto detrimento della continuità. E qui si ritorna alla fattispecie 1).
In un simile contesto, a parere di chi scrive la domanda da porsi è: per gli enti di minori dimensioni il segretario serve davvero?
Se la risposta è affermativa, occorre (sempre opinione personale) cambiare decisamente regime e prevedere non solo una deroga ai limiti ma un contributo finanziario statale, come avvenuto con il fondo stanziato ad hoc nel quadro del Pnrr, rivelatori peraltro ampiamente insufficiente e mal congegnato (del tipo: ti do i soldi ma se poi il segretario se ne va te li chiedo indietro).
Al contrario, occorre garantire il rimborso (almeno parziale) delle spese effettivamente sostenute per gli emolumenti del segretario, in modo semplice e lineare. E occorre inoltre garantire che dai concorsi arrivi un contingente sufficiente di nuovi iscritti e che gli stessi siano vincolati a rispettare la sede di destinazione per un tempo ragionevole (come abbiamo visto, invece, oggi succede il contrario).
Se, invece, la risposta alla domanda è no, non resta che rendere tale figura facoltativa, come proposto da ANCI fino a 3.000 abitanti con un emendamento non approvato alla legge di bilancio 2026.
In tal caso, occorre definire un meccanismo alternativo, che potrebbe tranquillamente essere quello dei vice-segretari extra organico, sfruttando le potenzialità dello scavalco condiviso allargato. E nessuno dovrebbe scandalizzarsi di una simile soluzione (che, anzi, andrebbe resa disponibile a regime anche a quelli che il segretario proprio non lo trovano e finché non lo trovano), specie fra gli iscritti all’albo che spesso discettano di tutela della categoria, ma fanno finta di non vedere quando un loro collega regge 20 comuni senza ricordare il nome di tutti.
Il rimedio, in altre parole, deve essere strutturale, eventualmente ragionando (tema ormai passato di moda) di revisione dell’assetto dei comuni polvere.
