La Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici impone all’Italia una forte accelerazione sul fronte della riqualificazione del patrimonio immobiliare, collocando l’edilizia al centro della transizione energetica, stando a quanto riportato da Green Planner.
Entro il 29 maggio 2026 il nostro Paese dovrà recepire la Direttiva 2024/1275 (Epbd), entrata in vigore nel maggio 2024, che fissa obiettivi vincolanti di riduzione dei consumi energetici del 16% entro il 2030 e del 20–22% entro il 2035 per il settore residenziale.
L’impatto economico è rilevante: secondo le stime, serviranno circa 85 miliardi di euro entro il 2030 per gli interventi di efficientamento, con un potenziale volume complessivo di investimenti fino a 280 miliardi considerando gli effetti sull’indotto. Numeri che confermano come la trasformazione del parco edilizio rappresenti una leva industriale e climatica strategica.
Il dibattito non riguarda però solo l’efficienza energetica. Esperti e operatori sottolineano la necessità di superare una visione puramente prestazionale, integrando nei criteri normativi aspetti legati alla qualità degli ambienti interni: ventilazione, illuminazione naturale, comfort termico e benessere delle persone. Le strategie passive, come le schermature solari, consentono di ridurre il fabbisogno energetico e di mitigare gli effetti delle ondate di calore, con benefici anche sul piano sanitario.
Resta centrale il tema della corretta informazione. Interpretazioni parziali della direttiva alimentano incertezze e ritardi, mentre il successo del processo dipenderà da regole chiare, procedure semplificate e strumenti di sostegno stabili. In questo quadro, la riqualificazione edilizia emerge non come un vincolo, ma come un investimento strutturale capace di aumentare il valore degli immobili, ridurre i costi energetici e migliorare la qualità della vita.
05/02/2026
