Alla luce delle analisi condotte dal Mimit negli ultimi mesi, il quadro emerso conferma quanto denunciato da tempo: il percorso di riconversione è completamente fermo, come riportato da Tuscia Web.
Invitalia ha individuato soltanto tre proposte considerate realizzabili, ma una è già stata esclusa e le altre due – dedicate al florovivaismo e al turismo termale – prevedono aree autonome e non valorizzano gli spazi industriali oggi inutilizzati.
Rimane quindi irrisolto il nodo centrale: il futuro energetico e produttivo dell’area Enel di Civitavecchia.
È evidente un grave errore di valutazione, accompagnato da un silenzio istituzionale ingiustificabile. Mentre Enel attende da mesi un decreto che continua a non arrivare, la città resta senza certezze nonostante settant’anni di contributo strategico al Paese, con tre centrali operative nel tempo e picchi pari al 15% della domanda elettrica nazionale.
A differenza di Brindisi, dove ai lavoratori è stato garantito un percorso graduale, qui non è stata prevista alcuna tutela. L’eventuale istituzione della “riserva fredda” comporterebbe lo stop quasi totale dell’impianto, con riavvio possibile solo in emergenza e dopo due mesi.
Per questo chiediamo al Comune di assumere una posizione netta verso Governo, Regione ed Enel, pretendendo subito garanzie, una riconversione reale e un utilizzo industriale immediato delle aree disponibili.
È indispensabile un intervento rapido dell’Assessorato al Lavoro: centinaia di famiglie non possono affrontare le prossime settimane senza risposte concrete.
28/11/2025
