Data center nello spazio: il nodo irrisolto del raffreddamento – Hwupgrade

L’idea di realizzare data center nello spazio continua a suscitare interesse tra grandi gruppi tecnologici e investitori, compreso Elon Musk, ma la strada verso applicazioni concrete resta lunga, soprattutto per le criticità legate alla gestione del calore, stando a quanto scrive Hwupgrade.  Secondo Dylan Taylor, CEO di Voyager Technologies, ipotizzare infrastrutture operative in orbita entro…

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L’idea di realizzare data center nello spazio continua a suscitare interesse tra grandi gruppi tecnologici e investitori, compreso Elon Musk, ma la strada verso applicazioni concrete resta lunga, soprattutto per le criticità legate alla gestione del calore, stando a quanto scrive Hwupgrade


Secondo Dylan Taylor, CEO di Voyager Technologies, ipotizzare infrastrutture operative in orbita entro due anni sarebbe estremamente ambizioso, proprio a causa dei limiti tecnologici sul fronte del raffreddamento.


In un’intervista a CNBC, Taylor ha sottolineato come la disponibilità di razzi super-pesanti renda teoricamente possibile il trasporto di grandi volumi di hardware nello spazio, ma non risolva il problema centrale: la dissipazione termica. Nel vuoto spaziale, infatti, non esistono conduzione e convezione; l’unico meccanismo disponibile è l’irraggiamento, che richiede ampie superfici radianti e un attento controllo dell’orientamento per ridurre l’esposizione a fonti di calore come il Sole o la Terra.

Poiché questo processo è molto meno efficiente rispetto ai sistemi di raffreddamento terrestri, l’aumento della potenza di calcolo comporta una crescita rapida di dimensioni e complessità dei radiatori. La progettazione termica diventa quindi un elemento strutturale dell’intera architettura orbitale.


Voyager Technologies è già attiva in questo ambito con Starlab, una futura stazione spaziale commerciale destinata a sostituire la ISS dopo il 2030. In collaborazione con partner industriali internazionali, l’azienda punta a sviluppare capacità di elaborazione direttamente in orbita, riducendo la dipendenza dalle infrastrutture terrestri e aprendo nuovi scenari per il computing spaziale.


07/02/2026

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