Il governo prepara un decreto per ridurre il costo dell’energia, ma il nodo resta strutturale, come evidenziato da Corriere della Sera.
In Italia l’elettricità per le PMI non energivore costa circa il 23% in più della media UE (0,2336 €/kWh contro 0,1902), a causa non solo del mercato ma anche degli oneri parafiscali, che incidono fino al 20–25% della bolletta.
Parte del caro energia deriva infatti da scelte politiche passate, come incentivi alle rinnovabili caricati sulle tariffe.
Un secondo tema riguarda il funzionamento del mercato elettrico. L’indagine ARERA ha rilevato che in molte ore i prezzi risultano superiori ai costi marginali, soprattutto per gli impianti a gas, suggerendo possibili inefficienze. Tuttavia, non sono emerse sanzioni generalizzate.
Tra le soluzioni discusse vi sono il disaccoppiamento tra rinnovabili e gas, maggiore uso di PPA e CfD per stabilizzare i prezzi e la cartolarizzazione degli oneri, che però riduce i costi solo nel breve periodo trasferendoli nel tempo.
Centrale resta la questione del ruolo delle grandi utility pubbliche: bilanciare redditività, sicurezza del sistema e riduzione dei prezzi è una scelta politica decisiva per la competitività del Paese.
15/02/2026
