Esami per la verifica delle competenze dei dipendenti pubblici? Perchè non è una cattiva idea.

In Argentina si introdurrà un esame allo scopo di verificae se 40.000 dipendenti pubblici potranno continuare a condurre il proprio rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione o essere licenziati. Ne danno informazione alcune fonti dall’Argentina (https://gptonline.ai/es/): “Impactante medida del gobierno de Milei: exámenes obligatorios para 40.000 empleados públicos El gobierno de Javier Milei ha…

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In Argentina si introdurrà un esame allo scopo di verificae se 40.000 dipendenti pubblici potranno continuare a condurre il proprio rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione o essere licenziati.

Ne danno informazione alcune fonti dall’Argentina (https://gptonline.ai/es/): “Impactante medida del gobierno de Milei: exámenes obligatorios para 40.000 empleados públicos El gobierno de Javier Milei ha anunciado una medida clave dentro de su plan de reforma estatal: la implementación de exámenes de idoneidad para 40.000 empleados públicos. Estos exámenes se realizarán a los trabajadores de planta transitoria y a aquellos cuyos contratos expiran en diciembre de 2024. Solo quienes aprueben estas pruebas podrán renovar su contrato con el Estado. El objetivo de esta iniciativa es evaluar las competencias y conocimientos básicos de los empleados, en línea con la estrategia de “racionalización del Estado” promovida por el presidente Milei. Los exámenes serán en formato online y estarán coordinados con la Universidad de Buenos Aires (UBA), aunque aún no se han especificado los criterios detallados de evaluación. La medida ha generado un fuerte rechazo por parte de los sindicatos, especialmente la Asociación de Trabajadores del Estado (ATE), cuyo líder, Rodolfo Aguiar, criticó duramente la decisión, alegando que someter a examen a empleados con años de experiencia es injusto. A pesar de la polémica, el gobierno insiste en que esta será una práctica habitual para futuras contrataciones a partir de enero de 2025”.

Le tricoteuse sedicenti “liberali” italiane alla notizia hanno esultato, livide nello sperare sia che le 40.000 teste cadano in Argentina che simile destino possa replicarsi in Italia, considerata da sempre come Paese che abbia un eccesso di dipendenti pubblici.

Ovviamente, non è affatto corretto sostenere che in Italia vi sia un eccesso di dipendenti pubblici. Lo dimostrano da anni decine di rilevazioni, puntualmente ignorate dalle tricoteuse, e da ultimo l’analisi esposta in un recente convegno Ance sull’azzeramento della concorrenza causato dalla riforma degli appalti, basata su elaborazioni della Banca d’Italia:

Ma, non è questo il tema interessante. Quel che c’è da rilevare è che, mentre in Argentina si introducono esami per verificare se i dipendenti pubblici posseggano ancora conoscenze e competenze spendibili, ai fini dell’efficiente svolgimento delle proprie attività, il che costituisce con evidenza un “estremo”, invece all’altro estremo, in Italia:

  1. con la stagione dei contratti collettivi nazionali di lavoro 2019-2021, e il d.lgs 80/2021 sono state reintrodotte procedure denominate “progressioni verticali”, nella sostanza selezioni a scartamento ridotto riservate esclusivamente a dipendenti interni, che possano imbarcare in qualifiche superiori anche dipendenti privi del titolo di studio che sarebbe necessario se, invece, dovessero essere reclutati tramite un concorso pubblico;
  2. si prevede di riformare la PA, sdoganando una buona volta, dopo decenni di tentativi, il reclutamento dei diritenti “senza concorso”, su cooptazione per tessera chiamata diretta.

I tanto vituperati “esami” o “concorsi”, che da anni, ormai, sono oggetto di strali, improvvisamente, se effettuati ai fini della verifica della permanenza in servizio, divengono buoni e giusti.

Ma, al di là di ironie e polemiche, l’iniziativa dell’Argentina è da considerare piuttosto interessante e da considerare con attenzione, invece di frettolose riforme.

Il problema di scongiurare il rischio dell’obsolescenza delle capacità dei dipendenti è noto ed evidente e riguarda anche la PA. Non si tratta solo di tener dietro, cosa molto complessa, alle continue riforme ordinamentali in tema di giustizia, tributi, contratti pubblici, edilizia, procedimento amministrativo, trasparenza, urbanistica, assistenza sociale, lavoro, scuola, disciplina del rapporto di lavoro, concessioni, anticorruzione e molto altro ancora; occorre anche garantire aggiornamento ed evoluzione in termini operativi. Basti pensare alle competenze digitali, alla confidenza da acquisire con la cybersicurezza e l’Intelligenza Artificiale, oltre a tutte le conseguenze che le applicazioni già derivanti da questo nuovo sistema di lavoro hanno cagionato alla gestione delle attività.

Non è per nulla eccessivo verificare concretamente che i dipendenti in servizio dispongano realmente del plafond necessario di competenze necessarie allo scopo.

Certo, in linea teorica la PA dovrebbe garantire investimenti in formazione ed aggiornamento, proprio allo scopo di mantenere un grado di competenze adeguato ai bisogni.

Allo scopo, occorrerebbe anche saper investire nel futuro, reclutando giovani già avvezzi alle conoscenze di base della digitializzazione e alle nuove competenze.

Il tentativo sta fallendo, al punto che la nuova stagione contrattuale del triennio 2022-2024 sta ponendo come oggetto dei contratti il cosiddetto “age management”, un sistema per consentire a personale anziano e ormai quasi ai margini della produzione di poter comunque rendersi un minimo uitile, a colpi di lavoro agile, part time e formazione specifica “di recupero”.

La presenza di tanti dipendenti da riqualificare nella PA è innegabile. E la riqualificazione non si ottiene di certo con una formazione solo formale, né con sistemdi di aumento di stipendi o di promozioni sul campo sostanzialmente non selettivi e talmente poco premiali da, appunto, verticalizzare anche chi non disponga di titoli. Né sembra idea migliore la cooptazione senza concorsi dei vertici della PA.

Una selezione, anche periodica, vera, con esami e verifiche puntuali e profonde, appare molto più consona all’obiettivo di mantenere ad un livello di standard definito le conoscenze e le competenze.

Certo, perché ciò possa essere causa di eventuale risoluzione del rapporto di lavoro, occorre che vi sia una profondissima riforma normativa.

Ma, connettere aumenti di stipendio o progressioni verticali, ma persino lo stesso riconoscimento anche solo di quota parte degli incrementi contrattuali conseguenti a rinnovi ad una verifica seria delle competenze, da parte di soggetti terzi e diversi da chi con i dipendenti conduce il rapporto di lavoro, potrebbe essere un’idea, per forzare alla formazione utile, vera ed efficace e provarea tentare un salto di qualità reale nel tentativo, sempre enunciato ma mai effettivamente perseguito del rilancio della PA.

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