La recente Relazione della Corte dei conti recante “Stato di attuazione degli interventi di Pnrr e Pnc oggetto di controllo nel i semestre 2025” rilancia, ben più autorevolmente di noi, una forte preoccupazione per quella che sarà l’eredità di questi piano straordinari di investimenti già più vote espressa su queste colonne.
Il documento enfatizza la “rilevanza sempre maggiore che sta assumendo la sostenibilità della spesa corrente”. “Ciò che nella sostanza desta preoccupazione, soprattutto presso i Comuni, è – scrive la Corte – che alla fine del 2026 gli Enti locali si trovino con opere per le quali non vi siano più risorse finanziarie ed umane sufficienti per il loro funzionamento. È quindi necessario un fermo richiamo sul tema della sostenibilità dei servizi, evidente criticità del Pnrr nello stato attuale. Ciò, inoltre, va collegato alla politica di bilancio che vorrà essere adottata dopo la scadenza del 2026, che dovrà porre particolare attenzione al problema, soprattutto ove si scelga di ricorrere al sistema dei tagli lineari”.
Il monito dei giudici contabili va in una duplice direzione: ai soggetti attuatori ricorda che le opere, una volta realizzate, vanno anche mantenute e rese funzionali e sostenibili. Al Governo segnala che ulteriori misure finanziarie restrittive potrebbero vanificare la valorizzazione degli investimenti fin qui realizzati o che sono in corso di realizzazione.
Di base, però, emerge in modo chiaro ciò che la Corte pensa di molte delle misure finanziate, ovvero che si tratti di spese il cui impatto in termini di “rafforzamento della resilienza del nostro sistema economico” è tutto da dimostrare.
Ciò che è certo è che, a fronte di benefici incerti, in moti casi quanto realizzato genererà costi che dovranno trovare idonea copertura.
Da non trascurare, infine, l’effetto spiazzamento derivante dalla drastica contrazione delle risorse destinate a nuovi investimenti imposta dall’ultima legge di bilancio, che ha praticamente azzerato i fondi statali destinati a tale finalità. Insomma, nei prossimi anni, dopo un lustro di politiche espansive, occorre attendersi una nuova fase più restrittiva.
A quel punto (e solo a quel punto, visto che finora è nettamente prevalsa una logica di performance puramente finanziaria) saremo in grado di valutare l’eredità effettiva del Pnrr.
Che il Pnrr sia una gigantesca occasione mancata si è capito immediatamente, sin dalla revisione del governo Draghi.
La Corte dei conti si limita a fare l’impietosa cronaca di un sostanziale gigantesco spreco.
L.O.
