Le proroghe alle concessioni balneari sono illegittime

In materia di demanio marittimo e, in particolare, di concessioni demaniali marittime, tutte le proroghe delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative sono da considerarsi illegittime. È pertanto necessario che gli Enti seguano la procedura prevista dall’art. 49 del T.F.U.E.. L’interesse transfrontaliero, infatti, in ossequio alla disposizione dell’art.12 della Direttiva 2006/123/CE, va presunto fino a prova contraria. Sulla questione – di grande attualità per i Comuni costieri – si è pronunciata la VII Sezione del Consiglio di Stato con sentenza n. 4479 del 20 maggio 2024. Come mette in evidenza il Collegio «sulla scia della giurisprudenza della Corte di Giustizia, dell’Adunanza plenaria di cui alla sentenza n. 17 del 2021 e di tutta la conforme giurisprudenza successiva, tutte le proroghe delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative – anche quelle in favore di concessionari che avessero ottenuto il titolo in ragione di una precedente procedura selettiva, laddove il rapporto abbia esaurito la propria efficacia per la scadenza del relativo termine di durata – sono illegittime e devono essere disapplicate dalle amministrazioni ad ogni livello, anche comunale, imponendosi, anche in tal caso, l’indizione di una trasparente, imparziale e non discriminatoria procedura selettiva». Si rileva, infatti, che «Le pubbliche amministrazioni, al fine di assegnare le concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, devono applicare l’art. 12 della Dir. 2006/123/CE ricorrendo il presupposto della scarsità in ragione delle caratteristiche stesse delle concessioni per cui la procedura competitiva, in questa materia, è la regola, salvo che non risulti, sulla base di una adeguata istruttoria e alla luce di una esaustiva motivazione, che la risorsa naturale della costa destinabile a tale di tipo di concessioni non sia scarsa, in base ad un approccio non solo quantitativo ma anche qualitativo». La procedura è richiesta in ogni caso, con la conseguenza che sono da ritenersi illegittime eventuali proroghe. Evidenzia il Giudice Amministrativo che anche quando le Pubbliche Amministrazioni «non ritengano applicabile l’art. 12 della Dir. 2006/123/CE, esse devono comunque applicare l’art. 49 del T.F.U.E. e procedere all’indizione della gara, laddove la concessione presenti un interesse transfrontaliero certo, da presumersi finché non venga accertato che la concessione difetti di tale interesse, sulla scorta di una valutazione completa della singola concessione». L’obbligo di applicare l’art. 12 della Dir. 2006/123/CE o l’art. 49 del T.F.U.E. in linea del tutto teorica verrebbe meno soltanto in assenza di entrambe le condizioni della scarsità della risorsa e dell’interesse transfrontaliero della concessione. Tanto l’una, quanto l’altra pressoché scontate tenuto anche conto dell’importanza e della potenzialità economica del patrimonio costiero nazionale. In ogni caso tale valutazione deve essere sempre sottoposta al vaglio di un Giudice con la naturale conseguenza che eventuali procedure di proroga devono considerarsi illegittime

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