Il nodo delle concessioni idroelettriche, irrisolto in diversi Paesi europei, potrebbe trovare una via d’uscita guardando alla Francia, come scrive QualEnergia.it.
In Italia gran parte degli accordi è scaduta o lo sarà a breve e, in assenza di chiarimenti regolatori, si rischiano ritardi negli investimenti in un settore in cui il Paese è terzo in Europa per potenza installata, dietro Norvegia e Francia. Oltralpe l’Assemblea nazionale ha approvato una proposta di legge che supera il vecchio sistema delle concessioni e introduce un nuovo schema di autorizzazioni per gli impianti sopra i 4,5 MW, chiudendo un contenzioso pluriennale con la Commissione europea.
Lo Stato riscatterà i contratti riconoscendo un indennizzo e manterrà la proprietà delle dighe, mentre gli operatori storici – soprattutto EdF e Compagnie Nationale du Rhône – conserveranno la gestione tramite un diritto reale d’uso fino a settant’anni. Per tutelare la concorrenza, EdF aprirà il 40% della propria capacità flessibile ai concorrenti, a partire da 6 GW di capacità virtuale per vent’anni.
In Italia, a fine 2025 la potenza idroelettrica installata era di circa 21,3 GW, con una produzione di 41,4 TWh in calo del 21%; il 68% delle concessioni decadrà entro il 2029, ma l’intesa con Bruxelles non è ancora stata raggiunta.
19/06/2026
