La nuova ANAC e l’Anticorruzione 4.0

In una interessante analisi pubblicata lo scorso 22 gennaio sul Corriere della Sera il magistrato Anna Corrado ha posto l’accento sui nuovi scenari che coinvolgono l’anticorruzione e sulle sfide che attendono la stessa Autorità a ciò designata. Il nuovo Codice dei contratti, infatti, impone all’ANAC un cambio di registro che sappia mettere le nuove tecnologie a servizio della lotta alla corruzione.

Come osserva Anna Corrado, rispetto al vecchio modello di “anticorruzione” in cui «le amministrazioni si sono trovate in qualche modo a perpetuare questa moderna fatica di Sisifo, a pianificare strategie di prevenzione rispetto alle quali si registra scarso interesse, a volte ritrosia, vissute spesso come adempimenti che rallentano l’azione amministrativa», oggi l’avvento della digitalizzazione integrale del ciclo di vita dei contratti, la cui Banca Dati è affidata “in via esclusiva” all’Autorità consentono di rispondere in maniera diversa all’esigenza dei controlli, adottando una nuova strategia «che si combini anche con una nuova domanda di efficienza». Proprio pensando al ruolo dell’ANAC e alle diverse funzioni ad essa assegnate non può che condividersi che «disporre di un presidio idoneo a tutelare al meglio i finanziamenti Pnrr serve anche a implementare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».

È per questo che è urgente un cambio di passo nel campo stesso della digitalizzazione degli appalti pubblici. Più che un ostacolo, come purtroppo appare in queste settimane di disagi nei servizi stessi erogati dall’Autorità, l’entrata a regime del sistema potrebbe favorire «il delinearsi un nuovo modo di fare prevenzione della corruzione, anche aiutati dalla tecnologia». È quella la giudice Corrado chiama “Anticorruzione 4.0”. In cosa consiste? A spiegarlo è lo stesso magistrato nel suo articolo: «La digitalizzazione dei contratti pubblici appena varata potrà assicurare una tracciabilità delle procedure che non si immaginava qualche anno fa, soprattutto nelle verifiche dei partecipanti alle gare e nella fase di esecuzione, sempre rimasta la più “misteriosa”. Potrebbero esserci sistemi di intelligenza artificiale in grado di far emergere cambiamenti societari sospetti, operazioni finanziare collegate, assicurare una potenza conoscitiva che alcuna prestazione umana garantirebbe; sistemi a supporto dell’attività di vigilanza per individuare frodi a danno di finanziamenti pubblici; di osservazione dei mercati telematici per far emergere frazionamenti degli appalti o condotte corruttive delle stazioni appaltanti; infine l’utilizzo di blockchain per debellare frodi e false attestazioni. Esperienze in grado di incidere anche sul modo di vigilare sulle situazioni di conflitto di interesse, sulla trasparenza, sugli incarichi. E tutto questo con minore dispendio di energia e probabilmente con maggiori ricadute sul cambiamento culturale dei cittadini e sulla credibilità dell’attività anticorruttiva stessa, in ragione di un ritorno di maggiore efficienza».

È proprio questa la sfida che è stata affidata ad ANAC, sarebbe un peccato se se ne tirasse fuori, magari con l’aiuto di qualche “provvidenziale” manina ad emendare la road map sull’entrata a regime del ciclo di vita degli appalti. Tra tante misure “conservative” è infatti principalmente questo il tratto distintivo del nuovo Codice pubblicato lo scorso 31 marzo.

L’Italia rischia di accumulare altro ritardo nell’efficienza della macchina amministrativa. Frenare il cambiamento è una “non soluzione”, e di certo non dipende dalle Stazioni Appaltanti che non sarebbero in grado di adeguarsi. Non è così, e lo sanno tutti! La posta in gioco è ben più alta: si tratta di avere in Italia un’Autorità Anticorruzione che svesta i panni ottocenteschi del controllo burocratico e formalistico per accompagnare il processo di modernizzazione della P.A. sfruttando appieno le opportunità di semplificazione e di “controllo incrociato” che sono l’unico vero strumento per contrastare l’inquinamento degli appalti. Basta con la logica del “servizio finto”. La trasparenza è possibile, ma passa per sistemi telematici efficienti e interoperabili, senza alibi e senza marce indietro. L’Anticorruzione 4.0 chiama; ANAC è pronta a rispondere?

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