L’errore materiale nell’offerta economica può essere corretto solo se “palese”

La V Sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n.358 del 10 gennaio 2024, è stata chiamata a pronunciarsi in merito alla legittimità di esclusione di un concorrente a seguito di incongruenze nel dettaglio dell’offerta economica presentata.

Nello specifico, riguardando il servizio in oggetto la somministrazione di lavoratori, l’offerta economica doveva essere composta da due tabelle:

  • la prima comprensiva di tutte le singole voci sommate tra loro (tariffa oraria lorda + costo del lavoro + altri costi/utili riferibili all’impresa di somministrazione ossia costi del servizio o margine di agenzia), volte a determinare il “totale prezzo orario offerto”;
  • mentre la seconda tabella aveva natura di mera verifica dei conteggi effettuati nella prima tabella e consisteva nella moltiplicazione tra il suddetto quoziente (o meglio “moltiplicatore unico offerto”) e “tariffa oraria lorda” (operazione dunque inversa rispetto a quella che aveva dato luogo al “moltiplicatore unico offerto”).

Il risultato di tale prodotto doveva essere pari al “totale prezzo orario offerto” di cui alla prima tabella.

Non così nel caso in esame, ragion per cui la Stazione Appaltante aveva disposto l’esclusione del concorrente a causa di una offerta economica sostanzialmente indeterminata a seguito della discrepanza tra le due tabelle.

Il ricorrente poneva in evidenza come tale discrepanza fosse frutto di meri errori materiali, chiedendo pertanto che la correzione fosse fatta d’ufficio in sede di valutazione delle offerte.

Il Collegio ha confermato il rigetto della tesi del ricorrente operato dal TAR FVG, evidenziando che, sebbene in linea teorica non sia da escludere la possibilità di procedere in sede di valutazione alla correzione degli errori materiali presenti nell’offerta sia tecnica che economica, ciò può avvenire soltanto «a condizione che l’effettiva volontà negoziale dell’impresa partecipante alla gara sia individuabile in modo certo nell’offerta presentata, senza margini di opacità o ambiguità; […] in altri termini, la ricerca della volontà dell’offerente ben può consistere anche nell’individuazione e nella rettifica di eventuali errori di scritturazione o di calcolo, a condizione, però, che alla rettifica si possa pervenire con ragionevole certezza e, comunque, senza attingere a fonti di conoscenza estranee all’offerta: l’errore materiale direttamente emendabile è infatti solo quello che può essere percepito e rilevato immediatamente e ictu oculi dal contesto stesso dell’atto, e senza bisogno di complesse indagini ricostruttive della volontà, che deve risultare agevolmente individuabile e chiaramente riconoscibile da chiunque. In definitiva, il potere di rettifica di errori materiali e refusi è circoscritto alle sole ipotesi in cui l’effettiva volontà negoziale sia stata comunque espressa nell’offerta».

Tale orientamento è da ritenersi ormai consolidato, da ultimo con le pronunce n.2529/2022 2 8481 della medesima V Sezione, o anche dalla pronuncia n1347/2020 della III Sezione, o ancora n.978 della VI Sezione. 

La rettifica d’ufficio dell’offerta non può assurgere a prassi applicabile in maniera indiscriminata alla più varia casistica, ma va invece esclusa se richiede da parte della stazione appaltante «uno sforzo di ricostruzione logica dell’offerta esteso a più atti da inquadrare sinotticamente».

Come evidenzia il Giudice Amministrativo, infatti, non appare ragionevole «gravare l’amministrazione di un obbligo di diligenza ricostruttiva addirittura maggiore di quello che ci si aspetta e si può esigere dallo stesso concorrente nella fase di compilazione e confezionamento della sua offerta», come già chiarito dal Consiglio di Stato sez. III, con la sentenza n.5650 del 7 luglio 2022.

In definitiva è possibile definire i limiti di applicabilità della rettifica d’ufficio secondo i seguenti principi:

  1. Il c.d. soccorso procedimentale è in linea teorica attivabile anche sulle offerte tecniche ed economiche;
  2. Ciò a condizione che si tratti di ambiguità (soprattutto per le offerte tecniche) o di errori ictu oculi evidenti (soprattutto per le offerte economiche, analogamente a quanto si è detto sopra per la rettifica d’ufficio);
  3. Deve dunque trattarsi di meri chiarimenti o di puntualizzazioni e giammai di correzioni, integrazioni o modificazioni dell’offerta;
  4. L’errore deve inoltre essere non solo facilmente individuabile ma anche altrettanto agevolmente emendabile, ossia senza ricorrere ad ausilii esterni (sempre in analogia con la rettifica d’ufficio).

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