L’indispensabile sì al pagamento dei pensionati incaricati come capo di gabinetto dei sindaci

In una situazione di forte crisi come quella che si sta vivendo, fortunatamente lampeggia qualche notizia capace di dare conforto e fiducia.

Primeggia certamente tra queste la consapevolezza dell’irrinunciabile norma contenuta nell’articolo 11, comma 3, del d.l. 105/2023, convertito dalla legge 137/2023: “Il divieto di cui all’articolo 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, non si applica agli incarichi di vertice degli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 1, comma 489, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 , e dagli articoli 14, comma 3, e 14.1, comma 3, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26“.

Nonostante il tecnicismo della previsione, tutti sono corsi ad approfondirla, perchè essere consci che cada un divieto in capo a chi rivesta incarichi di vertice negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche è cosa di primaria e fondamentale importanza.

Solo, dunque, per pedanteria, esplicitiamo qui quale divieto cade: l’articolo 5, comma 9, del d.l. 95/2012, convertito in legge 135/2012, prevede che “E’ fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2011, nonché alle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 nonché alle autorità indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. Alle suddette amministrazioni è, altresì, fatto divieto di conferire ai medesimi soggetti incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni di cui al primo periodo e degli enti e società da esse controllati, ad eccezione dei componenti delle giunte degli enti territoriali e dei componenti o titolari degli organi elettivi degli enti di cui all’articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125. Gli incarichi, le cariche e le collaborazioni di cui ai periodi precedenti sono comunque consentiti a titolo gratuito. Per i soli incarichi dirigenziali e direttivi, ferma restando la gratuità, la durata non può essere superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile, presso ciascuna amministrazione. Devono essere rendicontati eventuali rimborsi di spese, corrisposti nei limiti fissati dall’organo competente dell’amministrazione interessata. Gli organi costituzionali si adeguano alle disposizioni del presente comma nell’ambito della propria autonomia. Per le fondazioni lirico-sinfoniche di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e di cui alla legge 11 novembre 2003, n. 310, il divieto di conferimento di incarichi si applica ai soggetti di cui al presente comma al raggiungimento del settantesimo anno di età“.

Dunque, sempre solo per pedanteria, perchè, come chiunque può notare, le norme citate sono di chiarezza cristallina, non sarà più vietato attribuire a pensionati incarichi di vertice negli uffici di diretta collaborazione degli organi di governo. Ma, le buone notizie per la Nazione tutta non finiscono qui: gli incaricati potranno anche essere pagati!

E’ un passaggio fondamentale, di utilità estrema: il rilancio della PA, l’attuazione del Pnrr, la rinnovata efficienza, le nuove competenze, il ringiovanimento dei ranghi, il rilancio dell’economia del Paese, non potevano privarsi dello snodo fondamentale della possibilità di attribuire a pensionati gli incarichi di vertice negli staff politici. Per fortuna, il d.l. 105/2023 è opportunamente intervenuto.

Solo un appunto: forse, si è legiferato in materia troppo in ritardo, senza pensare a quali notevoli benefici avrebbe garantito l’eliminazione di questo divieto, che tanto ha tarpato le ali all’interesse pubblico.

Tuttavia, un’ombra ha per qualche giorno aleggiato su questa fondamentale riforma: si applicherà anche agli uffici di staff degli enti locali, regolati dall’articolo 90 del d.lgs 267/2000?

Un quesito anch’esso epocale, al quale comunque è stata data pronta risposta dalla Funzione Pubblica: secondo notizie dei media, col parere 000938-P  rivolto all’Anci, solerte nel chiedere se la fondamentale rimozione del divieto avesse spazio tra gli enti locali, la Funzione Pubblica ha risposto positivamente! Potranno quindi essere incaricati negli staff dei sindaci pensionati e si potranno anche pagare. Un passo davvero fondamentale, oscurato, forse, solo dal fatto che questo determinante disposto normativo, secondo il parere citato, si potrà limitare solo ai capi di gabinetto (figure, come tutti sanno, indispensabili ed irrinunciabili) e non ad altre figure degli staff.

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